SU COME ORGANIZZARE LA BIBLIOTECA DI CASA (CON ALMENO 10MILA LIBRI) e su come rispondere alle domande più stupide tipo: li hai letti tutti?

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DECALOGO DEL BIBLIOFILO IMPENITENTE
(in più punti di quanti un decalogo normalmente contempli)
Ovvero: consigli utili, ma non essenziali, su come organizzare,
gestire e giustificare la biblioteca di casa
(a condizione di possedere però più di diecimila volumi)

Per la maggior parte della gente i libri non sono altro che soprammobili di carta. Per la minor parte della gente, invece, al di là del piacere della lettura, sono un grandissimo problema. Dove metterli? Come metterli?  Perché metterli in un modo piuttosto che nell’altro? La libreria – nel senso di biblioteca personale – oltre alla distruzione di un reddito, è una perenne condanna. Quando si supera la soglia dei 10mila volumi (cifra al di sotto della quale bastano due scaffali dell’Ikea, quel tanto che basta per mettere a prender polvere l’Enciclopedia “I Quindici”, due Simenon spaiati, il Marcovaldo di Calvino e tre Camilleri), sistemare la libreria diventa un’arte: bisogna esserci portati. Heinrich Mann diceva che una casa senza libri è come una stanza senza finestre. Con troppi, però, si rischia di rimanere all’addiaccio. Fermo restando che la questione principale è lo spazio – senza il quale la cultura è nulla – ordinare una libreria è come costruire un giardino all’italiana. Occorrono armonia, del genio e regole rigorose, materiali e intellettuali. Altrimenti un libro come il Montesquieu di Jean Starobinski non si sa più dove collocarlo: nella francesistica, tra le opere di Filosofia, nella sezione di Storia delle idee o nel ripiano riservato ai titoli di autori svizzeri di lingua francese?

 1) La biblioteca di un uomo è una sorta di harem. Ci sono le bionde, le brune, le orientali, le svedesi… Allo stesso modo, per i libri, sarebbe buona norma suddividerli per aree culturali: letteratura italiana, francese, tedesca, russa, anglo-americana, ispano-americana, poesia, classici greci e latini, storia antica, medievale, moderna, contemporanea, filosofia e politica, storia dell’arte, teatro, cinema, fumetti… Ma esiste anche una suddivisione alfabetica per titoli o per autore, per genere, per editore, per collane. Persino per altezza dei volumi. In Inghilterra ultimamente va molto di moda la disposizione cromatica: uno scaffale per i libri rossi, uno per i gialli, uno per i blu… Comunque tutti gli Adelphi e gli Einaudi vanno sempre messi insieme, in prima fila, ben visibili. Averli letti, di per sé, è controproducente: spostandoli, si compromette l’armonia dell’insieme.

2) Nell’ordinare i libri non esiste un criterio migliore degli altri, essendo lo scopo non la logica, ma la reperibilità. La biblioteca è personale, e in quanto tale vive di scelte individuali e misteriose. E’ solo grazie a ciò che è possibile inserire in una libreria organizzata per aree culturali un saggio di gnomonica o un volume di storia degli scacchi o un romanzo di Federico Moccia.

3) I veri intellettuali, di solito, preferiscono l’“effetto disordine” che si crea  alternando i libri più alti a quelli più bassi e file di taglio ad altre di piatto. Gli intellettuali-presunti, invece, più banalmente, accostano volumi dello stesso formato o (addirittura!) dello stesso editore: si guadagna spazio, è vero, ma si perde in personalità. In entrambi i casi, va da sé, è statisticamente impossibile ritrovare qualsivoglia titolo. Ma entrambe le soluzioni fanno molta scena.

4) Infallibile, sebbene particolarmente complicata, è la suddivisione secondo il rigorosissimo metodo detto “del seminario tedesco”: ogni autore, disposto alfabeticamente, è schedato per titoli, edizioni generali, edizioni parziali, commenti, studi e lessici. Per organizzare in questo modo la libreria serve molta pazienza ma ritrovare un libro (dicono) diventa facilissimo. Tale criterio è usato da Luciano Canfora. Altri che l’hanno provato, alla fine, piuttosto che cercare un titolo tra gli scaffali, sono scesi nella libreria sottocasa a ricomprare il libro che non riuscivano a trovare.

5) Il vero bibliofilo, invece, non ha metodo. Procede assolutamente a caso, impilando i libri uno sull’altro, man mano che li acquista (o li ruba, evento che capita con una certa frequenza). L’unico modo per ritrovare i volumi che interessano, a questo punto, è la memoria. Dote – a differenza della cultura – della quale il vero bibliofilo abbonda.

6) Una soluzione particolarmente usata dai cosiddetti “collezionisti di Adelphi e Sellerio” (e aborrito dagli intellettuali) è quello di collocare volumi della stessa area culturale negli ambienti domestici ritenuti più “affini”: le letterature in salotto, storia e filosofia nello studio, i classici in corridoio, gialli&avventura in camera da letto, L’uomo senza qualità di Musil perennemente sul comodino, i fumetti in cantina, la poesia (non si sa perché) in bagno. Nel caso si sia scrittori, i propri libri vanno posti bene in vista su un apposito mobiletto di mogano all’ingresso (traduzioni straniere comprese). Benché di tale suddivisione “ambientale” non se ne conoscano motivazioni né (eventuali) benefici, la si tramanda di generazione in generazione evitando di avventurarsi in troppo rischiosi cambiamenti.

7) E’ buona cosa sistemare i libri lontano da finestre, da fonti di calore e dai tubi dell’acqua (ma anche – aggiungevano gli antichi – dai fanciulli e dai guai). Ricordarsi che la luce solare sbiadisce le copertine: meglio schermare le finestre con delle tende. Le librerie non devono appoggiarsi direttamente contro pareti esterne e devono avere scaffali piani e lisci abbastanza robusti da sopportarne il peso. Disporre i libri di taglio, fianco a fianco, e – sopra l’ultima fila – di piatto fino a riempire tutto lo spazio disponibile. Per gli scaffali scegliere del legno pregiato, pioppo francese o ciliegio della Terra del Fuoco ad esempio (il metallo lasciatelo a chi compra i libri di Baricco), abbastanza robusti perché non si imbarchino e leggermente po’ più larghi dei volumi che devono contenere, in modo da riservarsi lo spazio per appoggiare alla prima fila, con studiata noncuranza, plaquette, prime edizioni e rarità bibliografiche. L’argenteria di famiglia, insomma. Gli ambienti dove vengono poste le librerie devono essere freschi, non umidi e tali che l’aria possa circolare liberamente. A questo proposito, è opportuno evitare soffitte o cantine poiché le prime diventano troppo calde e le seconde sono troppo umide. Quando tutto è a posto, dare fuoco e aspettare compostamente di essere divorati dalle fiamme leggendo Fahrenheit 451, meglio in edizione originale.

8) Ricordarsi dei nemici principali dei libri: la polvere (occorre spolverare accuratamente i volumi almeno due volte l’anno, prendendoli in mano uno ad uno e passando uno straccio morbido sui tagli, sussurrando parole dolci e colte, meglio nella stessa lingua dell’area culturale di appartenenza del volume: le elegie di Rilke per la germanistica, l’Ultimatum di Pessoa per la lusitana, Superwoobinda di Aldo Nove per l’italianistica); i tarli (aprire spesso i volumi e sbatterli sul davanzale delle finestre per eliminare gli  insetti nocivi recitando brani de La metamorfosi di Kafka); e i ladri (in caso di furto o devastazione della libreria, non rimanendo altro da fare, indossare una vestaglia di velluto rosso, accedere il rubinetto del gas e poi spararsi alla tempia con in mano una copia di Le feu follet di Drieu La Rochelle). Nel caso di libri di particolare valore monetario o affettivo, conservali in apposite buste da collezione o in scatole di cartoncino leggero, non acido e di buona qualità. Per tutte le operazioni di cui sopra, compreso il suicidio, l’uso dei guanti è riservato esclusivamente alle governanti inglesi e ai bibliofili germanici.

9) Mettere in ordine i libri è come riordinare le idee. Per quanto il solo pensiero sia terrorizzante, ogni tanto va fatto. Basta convincersi che, in fondo, è come incastrare pezzettini della propria vita, di forme e colori diversi. Un po’ come Tetris. Ricordarsi comunque che riordinare i libri, essendo il sapere assimilabile per osmosi, è un toccasana per la propria cultura. Sfogliando i libri, si impara.

10) Non commettere l’errore di contare i propri libri. Mai. Nel dubbio evitare anche di riordinarli. Il rischio è di scoprire di averne sempre troppo pochi, comunque meno di pseudo-bibliofili insopportabili come Oliviero Diliberto o Giampiero Mughini, che non perdono occasione di vantarsi di quanto ce l’hanno lungo, lo scaffale.

11) Non prestare mai, ma mai, i propri libri. Neppure le edizioni economiche, neppure i doppioni. Neppure ai figli, anzi soprattutto a loro. I libri, una volta prestati, sono persi. Un po’ come le mogli. C’è chi attende da quindici anni A volte ritornano di Stephen King. I libri, anche se nessuno ci pensa, sono oggetti più intimi e personali di un capo d’abbigliamento. “Per favore, mi presteresti le poesie di Saba?”. “Ma scusa, io ti chiedo di prestarmi la cravatta di Hermes?”.

12) Non usare assolutamente scotch di nessun tipo per riparare pagine o copertine. Tale prodotto è soggetto a una rapidissima degradazione che coinvolge anche i materiali con cui viene a contatto (carta, cartoncino, tela). Fermare piuttosto le parti staccate avvolgendo il libro con una striscia di carta da pacchi fissata all’esterno con un pezzetto di nastro adesivo. Non usare elastici, anch’essi soggetti a deterioramento, che provocano strappi e tagli sui bordi. E soprattutto, assolutamente, non ricoprire mai libri. A parte i Fandango e i Baldini e Castoldi, che hanno copertine orrende.

13) I libri “imbarazzanti”, che possono offendere eventuali ospiti, vanno nascosti in ultima fila. Come I Protocolli dei Savi di Sion prefati da Julius Evola con in appendice l’elenco dei nomi ebraici d’Italia, o Il mio amico Hitler di Yukio Mishima, o Scusa ma ti chiamo amore di Federico Moccia.    

14) Per i coniugati: mettere in chiaro, per iscritto, con atto notarile aggiornato periodicamente, la proprietà dei diversi volumi in modo da evitare, in caso di separazione, spiacevoli smembramenti del patrimonio librario. Non avendolo fatto, Giuseppe Scaraffia – che pure vanta un’invidiabile biblioteca – ha perso tutto il Seicento, confiscato dalla ex moglie (e si dice che i volumi portati in dote da Silvia Ronchey non valgono la perdita). Contro gli atti di vandalismo perpetrati per vendetta (vedi il caso di Marcello Veneziani, la cui libreria è stata devastata dalla compagna tradita) invece non esiste rimedio.     

15) Infine, la vexata quaestio. Ovvero: come rispondere a chi entrato in casa vostra, davanti alle pareti che grondano sapere, esclama: “Quanti libri! Li hai letti tutti?”. Alla domanda, mentre la mascella si irrigidisce e rivoli di sudore diaccio colano lungo la colonna vertebrale, in qualche modo occorre rispondere. Ad esempio. Uno: “No, non ho letto tutti i libri che ci sono qui. Però ne ho letti molti che qui non ci sono”. Due: “No, ma sono a buon punto”. Tre: “No. Ma arredano”. Quattro: “No, ma l’applicazione del Feng Shui impone di riempire la casa di libri così che riportino alla mente un’emozione positiva”. Cinque: “No, ma mi spiace buttarli via e sto cercando qualcuno a cui regalarli, basta che ne abbia letti altrettanti”. Sei: “No, neppure uno. A leggerli si rovinano i dorsi e si sciupano le pagine”.

12 Commenti
  1. 4 anni ago
    Tina Saccomanno

    A chi ti chiede:”Caspita, ma li hai letti tutti?” c’è anche la possibilità di una settima risposta: “Sì”.
    Non è vera, ma è più semplice e più bella.

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  2. 4 anni ago
    Amina

    Bellissimo articolo! Ho riso tantissimo, e sospirato tantissimo.

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  3. 4 anni ago
    Michele

    Non ho capito cosa ci ha detto di nuovo! Manca l’unico vero consiglio: foglie di alloro sparse qua e là contro i pesciolini d’argento (lepisma) che mangiano la carta.

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  4. 4 anni ago
    Daniele

    Oppure come rispose Derrida a una giornalista che lo intervistava, quando vide la biblioteca di casa, “Solo uno o due, ma molto molto bene”

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  5. 4 anni ago
    lavinia

    Le poesie in bagno perché sono corte, ovvio!

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  6. 3 anni ago
    Sebastiano Zanetello

    Poesia in bagno? Io ci tengo la mia collezione di libri di argomento scatologico.

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  7. 3 anni ago
    Paolo

    Umberto Eco affrontò la vexata quaestio nel suo “Secondo Diario Minimo”, proponendo alcune risposte:

    tratto da “Secondo Diario Minimo” nell’articolo “Come giustificare una biblioteca privata”:

    […] Ma alla domanda sui libri occorre rispondere, mentre la mascella si irrigidisce e rivoli di sudore diaccio colano lungo la colonna vertebrale. Io un tempo avevo adottato la risposta sprezzante: “Non ne ho letto nessuno, altrimenti perché li terrei qui?” Ma è una risposta pericolosa perché scatena l’ovvia reazione: “E dove mette quelli che ha letto?” Migliore è la risposta standard di Roberto Leydi: “Molti di più, signore, molti di più”, che gela l’avversario e lo piomba in uno stato di stuporosa venerazione. Ma la trovo impietosa e ansiogena. Ora ho ripiegato verso l’affermazione: “No, questi sono quelli che debbo leggere entro il mese prossimo, gli altri li tengo all’università”, risposta che da un lato suggerisce una sublime strategia ergonomica, e dall’altro induce il visitatore ad anticipare il momento del congedo.

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  8. 3 anni ago
    Mascheroni

    La pagina di Eco ha fatto storia. Ovviamente la mandibola che si irrigidisce i “rivoli di sudore diaccio” sono una citazione

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  9. 2 anni ago
    gattasorniona

    Il consiglio n. 11 è sacrosanto. Purtroppo è molto difficile rimanere insensibili alle subdole richieste di prestiti di libri di amici e parenti, e troppo spesso si cede come pere cotte “regalando” volumi a destra e a manca. Almeno questa è la mia esperienza. Tuttavia,con la vecchiaia, sto affinando una capacità che pensavo di non avere: l’arte di richiedere indietro i libri prestati, anche insisntendo se necessario (praticamente sempre). Funziona, ed è una goduria vedere le mascellle strette che, mentre ti restituiscono l’amato tomo, sussurrano: “scusa, eh”.

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  10. 1 anno ago
    Aery

    Bellissimo articolo, davvero complimenti! ^___^

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  11. 9 mesi ago
    L'editeur

    Molto divertente e vero

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  12. 9 mesi ago
    marina chiapppini

    l’ho letto tutto in alcuni punti mi ci sono anche ritrovata, ho anche riso, complimenti! Simpaticissimo articolo

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