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Dizionario dei Luoghi Comuni

di Luigi Mascheroni

OK: Meglio usare il termine italiano equivalente: “Forse”.

OMBELICO: Il posto più frequentato dai giovani scrittori (ma anche dai giovani registi). “Storie ombelicali”. “In Italia i narratori non fanno che guardarsi l’ ombelico e raccontarselo”. “Una narrativa impegnata a guardarsi l’ombelico”. “Una generazione di scrittori attacca al proprio ombelico”. “Giovani che scrivono persi nella contemplazione del proprio ombelico”. “E’ ora di tagliare il cordone ombelicale”.

OMOSESSUALI: “Sono, in genere, più colti”. “I peggiori sono quelli latenti”. “Le scrittrici li adorano”. “Tutti i filosofi greci lo erano”.

ORIGINALITA’: “Uno degli scrittori più originali del Novecento”; “Il più originale tra i nuovi scrittori”; “Un libro assolutamente originale”; “Ma com’è originale!…”.

ORGOGLIO: Inseparabile dal pregiudizio.

E-BOOK: Categorici: “Non sostituirà mai il libro di carta”.

EBREI: Prima di qualsiasi sproloquio antisemita, è obbligatoria la formula: “Premesso che ho moltissimi amici ebrei…”.

ECO, UMBERTO: a) “Un uomo di una cultura enciclopedica”; b) “L’unico
intellettuale italiano conosciuto nel mondo”; c) “Il semiologo ha sempre il sopravvento sul romanziere”; d) “Il nome della rosa era un brutto film”.

EDITOR/1: “Non è come negli Stati Uniti. Da noi di veri editor non ce ne sono. Comunque quello che ha riscritto il primo libro di Melissa P. è molto bravo”.

EDITOR/2: “Negli Stati Uniti, gente che ha creato Tom Wolfe e Raymond Carver, da noi variante del correttore di bozze con qualche scatto aziendale in più”.

ELOGI: Farne l’elogio.

ENGAGE’: L’intellettuale che non ha niente da fare.

ENTOURAGE: Tutte vipere.

EPOPEE: Nessuno le racconta più.

EPURAZIONI: In Italia, fatte sempre a metà

ESISTENZIALISMO: Sulfureo.

MESTIERE: I più diffusi nell’ambiente giornalistico-letterario sono: “Il secondo mestiere”, “Il mestiere di vivere”, “Il mestiere di leggere”, “Il mestiere di scrivere”, “Il mestiere di storico”, “Questo sporco mestiere”, “Il pericolo è il mio mestiere”, “Il mestiere più antico del mondo”.

MIELISMO: “Il cancro del giornalismo”.

MINIMUM FAX: a) “Però, quelli di minimum fax sono stati bravissimi”; b) “Però,
quelli di minimum fax sono stati furbissimi”.

MORALE: “Ti prego di non farmi la morale”. “Ma questa cosa è davvero immorale”. “Non confondere l’immorale con l’amorale”. “Non c’è più morale…”. “La letteratura non c’entra niente con la morale”. “Ma la vita sì”.

MORANTE, ELSA: “Ormai tutti dicono di averla letta”.

MORAVIA, ALBERTO: “Ormai non lo legge più nessuno”.

MORSELLI, GUIDO: “Si è suicidato perché la sinistra non gli pubblicava i libri”.

BIJOU: “Questi libricini sono dei bijou!”; “Monterosso è un paesino che è un bijou”; “I racconti della Némirovsky sono un bijou”. “Sei vestita che sei un bijou”.

BILDUNGSROMAN: “Pinocchio, ad esempio, è uno splendido Bildungsroman”.

BOCCIATURE: Se ne conoscono di “sacrosante”, “eccellenti” e “solenni”.

BOOKCROSSING: Libri buttati via.

BORGES, JORGE LUIS/1: Citare sempre la sua frase: “Il mio orgoglio non sta nei libri che ho scritto, ma in quelli che ho letto”. Si fa un figurone, soprattutto se non si è ancora pubblicato nulla.

BORGES, JORGE LUIS/2: “Voleva che la letteratura si sostituisse al mondo”.

TABU’: Ne rimangono molto pochi, purtroppo.

TENDENZE: Mai prenderle sul serio.

TONDELLI, PIER VITTORIO: Non ha lettori, solo fan.

TRAMA: “Al romanzo è consentita ogni impostura”; “In bilico tra verità e menzogna”; “Un intrigante gioco di specchi”; “Sul filo della memoria”.

TRASFORMISTI: Esserlo è un dono.

TRASGRESSIVI: Esserlo è una moda.

NARRATIVA ITALIANA: “E’ morta”.

NEMIROVSKY, IRÈNE: Evitare. Tipica lettura da maestrine in pensione. E poi era una collaborazionista.

NIETZSCHE, FRIEDRICH WILHELM: a) “La sua opera non cessa mai di riservare sorprese”; b) “A tanti anni dalla scomparsa continua a suscitare imbarazzi ed equivoci”; c) “Uccise un cavallo con un pugno”.

NIFFOI, SALVATORE: “Quando Adelphi e D’Orrico lo hanno scoperto, io ero già stufo di leggerlo…”, e chiudere il discorso.

NON-FINITI (LIBRI): Affollatissimo club letterario riservato ai grandi libri che il pubblico inizia a leggere ma che per una ragione o per l’altra non finisce. Presieduto da Salman Rushdie, conta fra i suoi eminenti soci: Fedor Dostoevskij, James Joyce, Lev Tolstoj. A conferma del fatto che la gente compra i libri per due motivi: o per dare credibilità intellettuale alla propria libreria o perché tutti gli altri li leggono (o almeno, li comprano).

LAICI: Autentici non ce ne sono più.

LANDOLFI, TOMMASO: Leggerlo, male non fa.

LATINISMI: Centellinare: “Qui pro quo”; “Tertium non datur”; “Excusatio non petita, accusatio manifesta”; “In nuce”; “Sic et simpliciter”; “Cacao meravigliao”.

LECTIO MAGISTRALIS: Richiestissime quelle di Umberto Eco e di Claudio Magris.

LEGGERE: “Hai letto…?”, “No, ma l’ho sfogliato…”.

LERNER, GAD: “Moralista di riferimento della sinistra”.

LETTERATURA/1: “Ha una responsabilità di fronte al mondo”

LETTERATURA/2: In realtà non esiste. Ma questo lo sanno solo gli scrittori.

LETTORE/1: Da non dire mai: “E’ il vero autore del libro”. E’ una stronzata.

LETTORE/2: Da non fare mai: identificarsi con un personaggio del libro. E’ una enorme stronzata.

BARTHES, ROLAND: Anche se non lo si è letto, parlarne come di un maestro. Citare Miti d’oggi.

BATTAGLIE CULTURALI: “Ormai le fa solo Giuliano Ferrara”.

BELLEZZA: Parola da evitare. Meglio: estetica.

BELLEZZA, DARIO: Poeta da evitare. Meglio: Zanzotto.

BEL PAESE: Espressione che ha fatto il suo tempo.

BENNI, STEFANO: Oggi, come ieri, lo leggono solo i diciassettenni. Voi però avete sempre provato più simpatia per Pennac.

BERTOLUCCI, BERNARDO: Sparare a zero. Anche sul fratello, eventualmente.

BESTSELLER: Spergiurare di non averli mai letti, al massimo sfogliati, e solo per lavoro.

STRAUSS, LEO: “Siamo tutti suoi figli”.

STRONZI: I marciapiedi, i salotti, i giornali, le case editrici, la Patrie Lettere ne sono pieni. Ancora valido il consiglio di Luca Canali, decano dei nostri critici-scrittori: “Assolutamente vietato il turpiloquio in conversazioni letterarie, eccezion fatta per l’efficace definizione ‘stronzo’, ma pronunciata a bassa voce e con un risolino d’intesa”.

STRUTTURALISMO: Elencarne i danni.

SUGGESTIVO: Aggettivo il cui uso, da parte di chiunque, nella prosa come nel parlato, comporterebbe di necessità il ripristino della tortura detta “del cuneo”. Così come per le espressioni: “splendida cornice”, “aprire (o chiudere) i battenti”, “si legge tutto d’un fiato”. L’uso della locuzione “scorcio suggestivo” comporta, oltre la suddetta tortura, la lapidazione fino a che morte non sopraggiunga.

SUICIDIO: Per moltissimi scrittori una garanzia di immortalità letteraria.

SVEVO, ITALO: Il più citato tra i meno letti.

CELATI, GIANNI: Per pochi.

CÉLINE, LOUIS FERDINAND/1: “Uno dei più grandi scrittori del Novecento, ma antisemita”

CÉLINE, LOUIS FERDINAND/2: “Antisemita, ma uno dei più grandi scrittori del Novecento”.

CENSURA: Utile, checché se ne dica.

CHIARA, PIERO: “Ho appena letto un romanzo di Piero Chiara. Bello, ma – come dire? – tutte cose che ho già letto nei libri di Andrea Vitali…”.

CIORAN, EMILE: Voi escludereste qualsiasi rapporto con Giacomo Leopardi.

“CITO A MEMORIA”: Frase che solleva da parecchie responsabilità.

COGNITIVISMO: “Ha fatto il suo tempo”.

COPIARE: E’ proibito. Ma si può plagiare.

COPYRIGHT: Combatterlo: i frutti del genio sono di tutti.

CORALE: Ogni romanzo con più di due personaggi lo è.

CULICCHIA, GIUSEPPE: “Allora, hai finito o no I Demoni?”. “Non ancora, ho cominciato contemporaneamente l’ultimo romanzo di Culicchia…”.

CULTURA IMPERANTE: Sempre da abbattere.

BACKGROUND: Ciò che rimane dopo che si è scordato tutto quello che si è letto.

BALDINI, ANTONIO: Autore raffinatissimo e dimenticato, infilarlo nella
conversazione significa guadagnarsi la stima dell’uditorio.

BARICCO, ALESSANDRO: a) “L’ultimo suo vero libro è Castelli di rabbia, dopo non ha fatto che ripetersi”; b) “In televisione viene benissimo”; c) “Il suv della letteratura. Sui suoi libri dovrebbero mettere il superbollo”.

PICCOLO EDITORE/1: “Piccolo è bello”.

PICCOLO EDITORE/2: “Vogliamo essere una piccola Adelphi”. Di solito chiudono nel giro di due anni.

POLEMICHE LETTERARIE: Come nelle telenovelas, anche se salti una puntata non succede niente.

POLITICAMENTE CORRETTO: Sempre peloso.

PRECURSORI: Purtroppo si riescono a individuare soltanto dopo.

PREGIUDIZI: Voi non ne avete mai avuti.

PRIME EDIZIONI: Voi le collezionate, in particolare del Novecento italiano. Ricordarsi che fra le più preziose, a parte i futuristi, ci sono: i Canti Orfici di Dino Campana, Ossi di seppia di Eugenio Montale (autografo, però) e La Barca di Mario Luzi. “Io ho una prima edizione di Io uccido con dedica di Faletti”. “Che culo!”.

PRINCIPIO DI NON CONTRADDIZIONE: Ad esempio: lentezza di scrittura e velocità di lettura.

PUBBLICARE: Un imperativo, per tutti.

PUDORE: Si è perso.

KUNDERA, MILAN/1: Voi non vi associaste al successo dell’Insostenibile leggerezza dell’essere, anche se il film era molto bello.

KUNDERA, MILAN/2: “E comunque da quando si è messo a scrivere in francese non è più lui”.

SPIACENTI DECLINARE: “La Sua proposta è sicuramente interessante, purtroppo però le esigenze improrogabili della programmazione commerciale ci costringono a non prendere decisioni al momento. Con viva cordialità”. “Pensiamo che la Sua sia un’idea davvero interessante, ma purtroppo non è adatta per la nostra casa editrice. Certi tuttavia che saprà trovare una collocazione a questa sua proposta, ci auguriamo che il futuro ci riservi altre occasioni di collaborazione”. “La ringraziamo per la fiducia accordataci, ma siamo spiacenti di comunicarLe che la Sua opera non rientra nei nostri progetti editoriali. Distinti saluti”. “Ma perché cazzo continuate a mandarci questi romanzi di merda? Ma andate a fare in culo!”.

BARILE: Contenitore, già di per sé molto capiente, del quale gli editori sono soliti raschiare il fondo. Dopo averne pubblicata l’opera omnia, di uno scrittore di successo si possono pubblicare ancora, ad esempio: le lettere alla fidanzata del college di Raymond Carver corrette dal compagno di banco Gordon Lish (minimum fax); la registrazione degli incubi di Philip K. Dick al tempo della terapia psicanalitica (Fanucci); il saggio L’Arte di scorticare un filosofo fino al midollo di Arthur Schopenhauer (Adelphi); le cantilene in dialetto abruzzese del nonno di John Fante (Fazi); l’edizione critica dei processi per oscenità a Pier Paolo Pasolini (2 voll. Meridiani Mondadori); la plaquette di poesie “Ai miei gatti” di Alda Merini (contesa da sette editori).

UFFICI STAMPA: a) “Un autore nato”; b) “Uno dei migliori romanzo del decennio”; c) “Degli ultimi decenni”; d) “Del secolo”; e) “Narrazione avvincente”; f) “Hanno già comprato i diritti cinematografici”; g) “Lo stanno già traducendo negli Stati Uniti”; h) “Un libro che cambia la vita”; i) “Di chi?”; l) Usano tanti aggettivi; m) Anche qualche superlativo; n) “Questo vale davvero”; o) “Non te lo dico perché lo pubblichiamo noi, credimi”; p) “Lo dico prima a te perché sei un amico”; q) Telefonano sempre nei momenti sbagliati; r) I pettegolezzi però li raccontano soltanto a voi.

SDOGANAMENTI: Curioso esercizio intellettuale, molto affine all’arrampicarsi sugli specchi, apprezzato in particolar modo dai giornali politicamente schierati. Tipo: un paginone apologetico su Mircea Eliade fatto da “Repubblica” o un editoriale nostalgico su “Bella ciao” fatto dal “Secolo d’Italia”; tentare di far passare Vasco Rossi per un cantautore di destra o Heidegger per un filosofo di sinistra, Mao Tse Tung per un “Padre del popolo” o Adolf Hitler per un sincero democratico… A volte, anche al di là degli schieramenti ideologici. Tipo: sostenere che Federico Moccia sia uno scrittore o che Zora la Vampira una campionessa del femminismo, cose di questo tipo.

DIFFERENZE: Letteratura e libro, ovvero: come distinguere una cosa dall’altra. 1) Se si racconta la storia di un secolo attraverso il dramma di una donna davanti ai cui occhi è stato ucciso il marito, strappata ai suoi figli, internata in un campo di concentramento, sopravvissuta grazie alla fede, capace di perdonare i suoi aguzzini che l’hanno umiliata e violentata, e che testimonia con il suo diario il potere salvifico ed eterno della scrittura, allora si fa LETTERATURA; se si racconta la desolazione di un’epoca attraverso le vicende di un gruppo di ragazzi sessualmente incerti, cocainomani e videodipendenti che passano le domeniche allo stadio e le notti a caccia di viados, allora si scrive un LIBRO; 2) Se il protagonista del romanzo è un timido impiegato di banca ci sono buone probabilità di fare della LETTERATURA; se è un serial killer che è stato violentato da piccolo di sicuro si sta scrivendo un LIBRO; 3) Camilleri, Saviano, Faletti, Carofiglio si limitano a scrivere LIBRI; Parente, Colombati, Genna e La Gioia si sforzano di fare LETTERATURA; 4) Magris è convinto di fare LETTERATURA, invece scrive LIBRI; Tobino era convinto di scrivere LIBRI, invece faceva LETTERATURA; 5) Baricco non farà mai LETTERATURA qualsiasi cosa scriva; Niffoi non scriverà mai un LIBRO qualsiasi cosa pubblichi; 6) Se vincono premi letterari, di solito sono LIBRI; se però li pubblica Adelphi dopo vent’anni sono LETTERATURA; 7) Adelphi non pubblica mai un LIBRO, mentre Mondadori raramente fa LETTERATURA; 8) Einaudi una volta faceva LETTERATURA, oggi pubblica LIBRI; 9) Le librerie perlopiù sono piene di LIBRI, sulle bancarelle spesso si trova LETTERATURA; 10) Se proviene dal subcontinente indiano si tratta di LETTERATURA, anche se nel subcontinente indiano lo considerano un LIBRO; 11) I giornali parlano di LIBRI, le riviste di LETTERATURA; 12) Scerbanenco una volta scriveva LIBRI che oggi sono considerati LETTERATURA; 13) Cassola una volta faceva LETTERATURA mentre oggi è considerato uno che scriveva LIBRI. D’orrico recensisce LIBRI pensando siano LETTERATURA.

AVVINCENTE: Aggettivo il cui uso distingue il critico letterario (che lo evita accuratamente) dal cronista culturale (che ne abusa): “I romanzi della Mazzantini sono avvincenti!”. “Nel suo ultimo avvincente romanzo…”; “Un romanzo d’esordio davvero avvincente…”.

ESERGO: Citazione all’inizio di uno scritto. Originariamente un modo, da parte dell’autore, per omaggiare un maestro, da pari a pari; o per offrire una chiave di lettura all’opera. Negli ultimi tempi un modo chiassoso, da parte dei nani, per scomodare inutilmente i Giganti. Tutto in proporzione: Sandro Veronesi cita Samuel Beckett, Walter Veltroni Arthur Schnitzler, Federico Moccia Lucio Dalla e Niccolò Ammaniti Braccio di Ferro.

LEGGEREZZA: E’ sempre stato considerato un insulto; dopo le Lezioni americane un grandissimo complimento. “E’ una ragazza leggera…”. “Una puttana?”. “No, una che ha letto Calvino”.

CIRCOLO: Per definizione “vizioso”. Ad esempio: gli editor particolarmente potenti risistemano i romanzi di scrittori mediocri che poi vengono recensiti da giornalisti amici, i quali spesso sono anche nelle giurie che premiamo quei libri, che inevitabilmente hanno più visibilità nelle librerie sui cui dati di vendita vengono determinate le classifiche che giustificano il lavoro degli editor che hanno riscritto il libro e che prima o poi si metteranno anche loro a scrivere romanzi.

DESTRA/SINISTRA: L’età classica è di Sinistra/Il medioevo squisitamente di Destra; il romanticismo è di Destra/l’illuminismo, neanche da dire, di Sinistra; il romanzo è di Sinistra/il saggio di Destra; Wu Ming, Evangelisti e Brizzi sono scrittori di Sinistra quando scrivono ma di Destra quando pubblicano; tutti gli altri sono scrittori che se ne fottono, sia quando scrivono che quando pubblicano; però Giorgio Bocca, che è uno scrittore passato da Destra a Sinistra, prima scriveva per una casa editrice di Destra e ora per una di Sinistra; Il Foglio è un giornale che scrive cose di Destra ma pensate con la testa a Sinistra; Il Riformista un giornale che scrive cose di Sinistra ma che ogni tanto pensa cose di Destra; Marco Tarchi era una delle menti più lucide della Destra, svoltato coerentemente a Sinistra; Ferdinando Adornato era una promessa della Sinistra, poi scivolato inopinatamente a Destra; i salotti – ça va sans dire – sono di Sinistra; le balere – tal disi mi – sono di Destra; la polenta, i funghi, le salsicce sono per fortuna ancora di Sinistra, il tagliere salumi&formaggi e le olive ascolane, purtroppo, di Destra; urlare “IO” è totalitariamente di Destra, sussurrare “NOI” di Sinistra; leggere, incredibilmente è d’èlite, quindi di Sinistra; scrivere, anche se non sembrerebbe, è di massa, ergo di Destra.

STORICI: Assolutamente da distinguere dai divulgatori: De Felice era uno storico, Montanelli un divulgatore; Salvemini era uno storico, Sergio Romano un divulgatore; Giordano Bruno Guerri uno storico che sa essere anche un divulgatore; Petacco un divulgatore che sa essere anche storico; Veneziani uno storico che ha finito per fare il divulgatore; Cardini uno storico per rigore scientifico, un divulgatore per facilità di scrittura; Tranfaglia è uno storico e basta; Oliva è un divulgatore e basta; Luzzatto uno storico che odia i divulgatori; Pansa un divulgatore che copia gli storici.

PREMI LETTERARI/1: Parlarne in maniera svogliata e annoiata, senza elogiarne nessuno, poi citare sbadatamente a mo’ di esempio quello nel quale si è in cinquina, o nella terna, o anche solo in giuria. E comunque sono tutti manipolati dalle case editrici.

PREMI LETTERARI/2: Ogni premio si vanta di essere diverso da tutti gli altri.

CONTROCULTURA: “Che fine ha fatto?”; “La cultura, per definizione, è contro”; “Essendo contro, non può essere cultura”. Titolo di un ciclo di incontri culturali propedeutico al tema: “Incontrando la controcultura”. Sinonimi: “cultura alternativa” o “underground”. Da non confondere con “subcultura”. Identikit del militante-tipo di movimenti contro-culturali: partecipa a sfilate per la pace; porta capelli lunghi (se uomo) o corti (se donna); veste fintamente cheap; consuma droghe; dice che la televisione fa schifo; i funghi invece di mangiarli li fuma; è stato per lunghi anni abbonato a Selezione del Reader’s Digest, gli piacciono molti i formaggi grassi.

SALONE DI TORINO: a) Gli addetti ai lavori: “Se solo potessi non andarci… E poi con tutte quelle scolaresche…”. b) I non addetti ai lavori: “Se solo potessi andarci… Peccato solo per tutte quelle scolaresche…”.

CULTURA IMPERANTE: Sempre da abbattere.

CULTURA DI DESTRA/1: “Non esiste”.

CULTURA DI DESTRA/2: Se qualcuno si azzarda a dire che non esiste, sciorinare la lista: Papini, Prezzolini, Longanesi, Cecchi, Croce, Einaudi, Montale, Ungaretti, Gadda, Guareschi, Palazzeschi, Berto, Buzzati, Del Noce, Evola, De Felice, Ortese, Abbagnano, Leoni…

CULTURAL STUDIES: “Una piaga”.

LETTURE: a) Da non dire mai: “Io i libri devo per forza finirli anche se non mi piacciono”; b) Da dire dei propri nemici: “L’ultimo libro che ha letto è stato dieci anni fa”; c) Da dire dei propri amici: “So che gli piacciono molto i miei libri”; d) Da dire quando vi chiedono cosa state leggendo in questo momento: “Leggo sempre più libri contemporaneamente”; e) Da dire di un libro che vi chiedono se vi è piaciuto: “Lo sto leggendo”; f) Da dire di qualsiasi classico: “Lo sto rileggendo”; g) Da dire se vi chiedono del libro del momento: “Lo leggerò quando smetteranno di parlarne”; h) Da dire quando qualcuno entra a casa vostra e davanti alla libreria vi chiede se li avete letti tutti: 1) Citare Umberto Eco: “Di più, molti di più”; “No nemmeno uno, altrimenti perché li terrei qui?”; “Questi sono quelli che devo leggere questa settimana, gli altri li tengo in garage…”; 2) Inventare una risposta standard, tipo: “Io non li leggo i libri, li colleziono e basta”.

APPELLI/1: Se si decide di sottoscriverli, farlo quando l’elenco dei nomi viene pubblicato dai giornali. Dopo è inutile.

APPELLI/2: Se si arriva tardi, stigmatizzarli: “Si firma solo per apparire sui giornali!”.

ÈLITE: Nulla è più popolare dell’élite

RADICALCHIC: Quelli che stanno bene, e amano leggere di chi sta male, per consolarsi di stare meglio.

INTELLIGHENZIA: Si scrive in diversi modi. Ma non serve comunque a niente

APPROSSIMAZIONE: Molto sfruttata nei profili biografici degli scrittori: “L’autore ha alle spalle una lunga esperienza come scrittore e giornalista. Collabora con diverse riviste e ha scritto vari libri. Ha insegnato in numerose università americane, attualmente vive e lavora fra l’Italia e gli Stati Uniti. I diritti di traduzione dei suoi libri sono stati venduti in decine di Paesi”.

CLICHÉ: Il vero intellettuale ragiona sempre per cliché.

BENE, CARMELO: “Un gigante”.

TRUCCHI: Il più usato è: “Come recensire un libro senza averlo mai sfogliato”.

QUARTE DI COPERTINA/1: a) “Una delle voci più autorevoli nel panorama letterario italiano”; b) “Autrice di intense, appassionanti e modernissime storie femminili”; c) “Si è imposta da tempo nel panorama letterario internazionale”; d) “Ha riscosso un immediato successo di critica e di pubblico”; e) “Fin dal felice romanzo d’esordio”; f) “Con libri che sanno raccontare la apparentemente semplice realtà della vita quotidiana come se fosse speciale e unica”; g) “Intrecciando con uno stile personalissimo vicende e disavventure di una serie di personaggi reali e credibili nei quali il lettore finisce per riconoscersi”; h) “Il tutto con una scrittura delicata e fortemente evocativa accompagnata da un’attenzione non comune per i particolari, una fine capacità di introspezione psicologica e un gusto spiccato per le descrizioni d’ambiente”.

QUARTE DI COPERTINA/2: “Un saggio che si legge come un romanzo”; “Un romanzo che ha la profondità del saggio”.

2 Commenti
  1. 2 anni ago
    giulio d'amicone

    Gustosissimo!

    Rispondi
  2. 1 anno ago
    quasiscrive

    Quasi… perfetto. Al secondo punto c’è “attacca” in luogo del corretto “attaccata”.

    Per il resto, carino; ma Il Manuale di Conversazione di Ballarini su Il Foglio è molto meglio. Più fresco, più veloce!

    Rispondi

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