INTERVISTE IMMAGINARIE. ALBERTO ARBASINO, IL PETTEGOLO ULTRASNOB CHE HA CONOSCIUTO TUTTI

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Tempo fa una rivista, chiusa prima che i pezzi uscissero, mi chiese una serie di interviste immaginarie “letterarie”. La prima fu dedicata a Umberto Eco (che poi ho pubblicato in questo stesso sito, in memoria, qualche giorno dopo la sua morte). Un’altra l’ho dedicata a Roberto Calasso. Perché? Non si sa. Poi ne ho dedicata una all’editore che mi piace più di tutti: Elisabetta Sgarbi. E oggi, in occasione dell’uscita della sua raccolta di scritti “Ritratti e immagini” (Adelphi), al Venerato Maestro per eccellenza, Alberto Arbasino.

Alberto Arbasino, Lei che è il più grande scrittore italiano vivente, cosa pens…
Mi scusi. Le spavate come quella che Alberto Arbasino è il più gvande scvittore italiano vivente sono un po’ fastidiose. Io ambisco al Novecento. L’Italia mi sta stvetta, s’immagini Vogheva… E poi gli altri scvittori viventi, se proprio devo divlo – lo dico? Ma sì, lo dico, va là – mi fanno schifo. Tiè.
Tutti?!
Tutti, tutti… Non ci sono più gli scvittori di una volta… I miei vecchi amici sì, che evano scrittori. E infatti sono tutti movti.
Ma chi?
Ma come chi? I vrandi! Patti, De Feo Capvioli… Calvino, Pasolini, Moravia, Citati…
Citati è vivo, mi scusi…
Ma è come se fosse movto. Non scvive più nulla di intevessante. Anzi, scvive per ripicca. Per portarmi via una paginata sul Covviere ogni settimana…
Che carattere… Volevo solo dire…
Ma lasci dire me, invece. Che ho visto l’Italietta dei Sixties, e i Seventies, la Roma delle tevvazze e la Milano delle spese pazze… Ricovdo tutto: facce, facies, tipetti, aneddotica e cotillons… Tutti li ho frequentati! Piovene, Manganelli, Testovi, Ottievi, Malevba… Loro sì che erano scvittori, mica come queste mezzecalze puzzolenti e flatulenti di De Cavlo, Cavofiglio, Erri De Luca o… come si chiama quello là, che scrive quelle lenzuolate sulla Lettura al mio posto…?!
Piperno.
Appunto. Mah… Pipevno, Paolo Giovdano, D’Avenia… Non savanno mica scvittori, essù. Brutti tempi… I miei sì, invece: che tempi! Quei bei trallallà nella bella società… Quando si usciva dalla porta di casa e ci si ritvovava divettamente nella Dolce vita… Eravamo fuori tutti le seve…
A fare cosa, scusi?
Di solito a pavlare, e a spavlare soprattutto. Che è molto più divevtente.
E di cosa?
Ma di tutto! Di cose un po’ hard, un po’ cool, un po’ kitsch, un po’ pop. A pvoposito, Lei sa ballave il fox-trot?
Preferisco il rap…
Ci ho svritto un libro! Rap. Bel titolo. L’ho scelto io.
A proposito di musica…
Ma è sempve la stessa. Un po’ rock, un po’ pop, un po’ hip-hop, un po’ soft… Lei dove vive, mi scusi? In un loft?! Non se ne può più. Ma più più più… Bei tempi quando le pagine cultuvali dei giovnali pavlavano di scvittori e non di cantanti… Come quel frocetto in paillettes… Quello della tivvù..
Mika… Però Lei ha detto “frocetto”. Non sta bene… Non è politicamente corretto..
Ma sì, quante stovie… una volta si diceva culo e finiva lì…
Adesso ha detto culo?!
No! Ho detto court… Tout court... La vita è, sostanzialmente, e tout court, letteratuva. E comunque, mi cveda: la mia non è una nostalgia per la sodomia, anche se eva meglio della semiologia… Mi scusi. Sto facendo facile filosofia…
Ecco i filosofi…
Cosa vuole, siamo tutti un po’ filosofi. Gadda non ha scvitto La Madonna dei filosofi, fovse?
Ma cosa c’entra?
Nulla, e allora? Però Gadda l’ho conosciuto. Ci ho scvitto sopva anche un libro. L’ingegnere in blu… bel titolo…
…l’ha scelto Lei…
Infatti!
A proposito di gente che ha conosciuto…
Dalla A di Acton, Harold, alla Z di Zhou, Yang: li ho conosciuti tutti. In ovdine alfabetico…
Da scriverci un libro…
L’ho scvitto! Ritratti e immagini.
Non è un gran titolo…
Non l’ho scelto io, ma quel parvenu di Calasso. Con le sue fisse indu. Mon amour… Niente da fare. Ga minga l’atout…
E’ dialetto? O francese?
Li pavlo entvambi. E anche di più: dialetto, fvancese, amevicano, tedesco… Fra vernissage e champagne, filologia e copulation. Pavlo tutto, di tutti: Huxley e la Carmen, Alan Bennett e bons mots, Capote, In Cold Blood e Isherwood, hip hop e Mapplerthorpe…
Sta divangando…
Sì, ha ragione. Pardòn… Ogni tanto ho delle falle… Piuttosto, pvesto: uno scialle!!! Da gettare sulle spalle… Ma insomma, cosa vuole da me, che palle… Le ho mai detto del Valle?
Del Valle?!
Il Valle, il Valle… Il teatvo, ha presente? Ma insomma, le devo dive tutto?! Al Valle invece mi divevtivo molto quando Laura Betti cantava le sue canzoni, su testi anche miei, veda Lei…
Veramente finora mi ha dato del tu…
“Ossigenarsi a Taranto / è stato il primo errore:/ l’ho fatto per amore/ di un incrociatore/ e sono finita, su un rimorchiatore”… E’ disponibile anche su Youtube, sa?
Youtube?
Io no. Gvazie.

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