Il porno è l’ultimo ready made dell’arte contemporanea. Vedere per credere. Parola di Beatrice

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Spiegando che gli istinti sessuali sono la base della vita sul nostro pianeta e che la pornografia esiste da sempre, lo scrittore americano Gore Vidal una volta ha detto: “Storie di sesso venivano senz’altro raccontate intorno al fuoco ai tempi dell’uomo di Neanderthal, e forse sulle pareti delle caverne si disegnavano delle posizioni a scopo istruttivo”. Il critico e storico dell’arte Luca Beatrice, che la pensa esatamente come Vidal, ha provato a dimostrarlo ricostruendo un “pezzo” di questa millenaria evoluzione sessuale – quello che coicide con l’epoca (post)moderna – in un saggio che racconta la storia del sesso e dell’eros nelle arti (pittura, scultura, grafica, installazioni, performance, fotografia e anche cinema) negli ultimi centocinquant’anni: Sex. Erotismi nell’arte da Courbet a YouPorn (Rizzoli, pp.250, euro 19,50).

Spaziando dallo scandalo suscitato dall’esposizione della celebre tela L’origine du monde (1866) al design tecno-chic dei sex toy di ultima generazione, passando dalla produzione sessuale del maniaco Picasso alla rivoluzione sociale scatenata dal film Gola profonda, dai dipinti arrabbiati e scabrosi di Carol Rama alla “gay attitude” liberatoria di Francis Bacon e della coppia Gilbert&George, dalle polaroid fetish di Carlo Mollino a quelle patinatissime del sesso-kitsch di David Lachapelle (foto sopra) fino ai Digital Diaries di Natacha Merritt, il testo allestisce una gigantesca, eccitante (a volte fastidiosa) e ossessiva galleria di opere d’arte in bilico fra eros e pornografia, in cui si percorrono le biografie e i lavori di decine di artisti-simbolo di ogni epoca, si tenta una riflessione sul diverso modo di vedere e rappresentare (e vivere) il sesso decennio per decennio dagli anni Sessanta a oggi (è una delle parti più interessanti del saggio), si ricostruisce una “linea” di tendenza che nel tempo ha portato a una sorta di intellettualizzazione della pornografia (ormai accolta nel mainstream e nell’ufficialità), e si dimostra sorattutto come il porno sia davvero l’ultimo ready made dell’arte contemporanea, dove più che mai a distinguere cosa è arte da esporre e cosa invece è semplice porno da masturbazione, è (soltanto) il contesto: il museo o la galleria o la rivista o il giudizio del critico che ammantano l’opera di un valore “trasgressivo” tale da farla accedere nei sacri territori dell’arte.

Fra le diverse “letture critiche” offerte dall’autore e le numerose provocazioni lanciate dagli artisti “catalogati”, ecco un piccolo zibaldone di curiosità – non del tutto irrilevanti – che si ricavano dal saggio (il cui unico vero difetto è di presentare una appendice iconografica troppo limitata per appagare il lettore).

L’ORIGINE DU MONDE
Se il suo sesso è diventato il più ammirato della storia dell’arte, poco si sa della modella di Courbet. L’ipotesi più accreditata è che si tratti di Joanna Hiffernan, nata nel 1843 in Irlanda (quindi poco più che ventenne all’epoca del dipinto), di umili origini, di seducente bellezza e amante di diversi pittori, fra i quali l’americano James Abbott Whistler, che dopo averla descritta in una lettera a un amico, aggiunge: “Dimenticavo di dirtelo, ha un’aria sommamente da puttana”.

BIENNALE DI VENEZIA
Prima Biennale della storia (nel 1895), e primo scandalo. Un destino che si trascina fino a oggi. Comunque, quell’anno, il pittore Giacomo Grosso propone il dipinto Il supremo convegno: ambientato in una chiesa, ritrae un cadavero dentro il feretro attorniato da cinque fanciulle nude. Polemiche, commissione di intellettuali chiamati a decidere, proteste del Patriarca d Venezia, intervento del sindaco. Alla fine l’opera è esposta, ma in una sala defilata (il solito compromesso all’italiana). Poco tempo dopo la tela, in viaggio verso l’America, sarà distrutta in un incendio durante la navigazione. A dimostrazione che il Destino è il migliore dei critici.

(DIS)PARI OPPORTUNITA’
La storia dell’arte palesa come nella classicità il nudo maschile integrale era all’ordine del giorno (la statuaria greca manifesta una spiccata tendenza omofila), mentre quello femminile inesistente o quasi. Nell’età moderna si intravedono solo glutei e seni femminili. Mentre fra la fine dell’Ottocento e tutto il Novecento di donne spogliate sono pieni gli atelier, mentre il pene rimane un assoluto tabù. Fino a Mapplethorpe e a Francis Bacon. Oggi ogni distinzione è saltata: l’arte, o quel che ne rimane, è un’orgia in diretta streaming.

DONNE MECCANICHE
Per il pornobar – destinato a diventare un’icona – del suo Arancia meccanica (1971), Stanley Kubrick avrebbe voluto delle “donne-tavolino” disegnate dallo scultore pop inglese Allen Jones. La proposta del regista però non prevedeva compenso, e l’artista rifiutò. A Kubrick rimase però l’ispirazione. Dalla quale trasse l’idea per l’arredamento del celebre “Korokova Milk Bar”. A riprova che il vero genio non inventa nulla. Copia.

I SENSI DELL’ARTE
A proposito del duo più celebre dell’eros-“pop” dell’epoca contemporanea, l’americano Jeff Koons, erede di Andy Warhol, e l’ungherese (italianizzata) Ilona Staller (nel 1990 quando il loro Made in Heaven scandalizzò la Biennale di Venezia e il mondo erano forse la coppia più glamour dell’Occidente), la leggenda vuole che il giorno del loro matrimonio, nel 1991, mentre l’artista si preparava per la cerimonia, la pornostar faceva l’amore con il suo pigmalione Riccardo Schicchi nella stanza della sposa. A dimostrazione, se ce ne fosse bisogno, che l’arte è tradimento (di chi o di cosa? di chiunque e di qualsiasi cosa).

Jeff Koons, Made in heaven


NOMI IN CODICE
Forse nessuno lo ha notato (neanche Luca Beatrice) ma sia il broker-dominatore Mickey Rourke di 9 settimane e mezzo (film culto del 1986), sia il miliardario-dominatore protagonista di Cinquanta sfumature di grigio (bestseller mondiale del 2012), si chiamano Grey. Sfumature, si dirà. Però è la dimostrazione (incoscia probabilmente) di come l’arte più pop e post-moderna sia soprattutto citazione.

CENSURE (INUTILI)
Quando Joanna Vasconcelos nel 2012 si vide rifiutare dalla direzione di Versailles l’opera The Bride (un gigantesco lampadario costituito da centinaia di tamponi per il ciclo mestruale, già appeso al soffitto di una sala in una precendente Biennale di Venezia), rispose così all’accusa di oscenità: “Come se a Versailles non ci fossero state donne e storie di sesso”. Divieto e giustificazioni inutili. La censura, in tutti i campi, di solito serve solo a dare pubblicità a opere mediocri.

CONFESSIONI
Andres Serrano, artista che ha messo lo scandalo al centro della propria poetica (la sua opera più famosa è Piss Christ, del 1987, un crocifisso- souvenir di plastica immerso nell’urina), ha più volte dichiarato di essere cattolico, cosa che peraltro non ha mai placato i devoti e le gerarchie ecclesiastice. A riprova che la libertà di fare arte – e di trasgredire – non conosce barriere di fedi e di chiese. Nota a margine: il suo ciclo di foto History of Sex, campionario di tutte le perversioni sessuali possibili e immaginabili, divise l’opinione pubblica e la critica mondiale, fra chi gridava al capolavoro e chi allo scandalo, ma trovò la più feroce delle contestazioni nel più permissivo e liberare dei Paesi europei: la Svezia. Nel 2007 il museo in cui erano esposte le foto fu oggetto di un violentissimo bliz: quattro persone a volto coperto armate di ascia e piede di porco entrarono nelle sale e distrussero alcune foto, registrando tutto su un video poi postato su YouTube. La scritta finale chiede: “This is art?”. A dimostrazione che la domanda più importante è sempre la stessa, per tutti.

# Ispirata a questo libro, apre la mostra Hot, a cura di Luca Beatrice, dal 23 maggio alla Galleria San Carlo, via Sant’Agnese 16, Milano. Si espongo, tra gli altri, lavori di Toni Thorimbert, Richard Kern, Araki, Schifano, Tricarico, Arash Radpour, Fulvia Monguzzi, Galliano, Christian Zucconi, Sabrina Milazzo.

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