Dettagli del mondo, inquadrati da Teju Cole

Share

Una fotografia ha come soggetto un paio di forbici appoggiate su un tavolino. E il testo parla di forbici come di “una maschera senza viso”. Un’altra foto inquadra il lembo di una tenda. E il testo parla di una ferita. Poi ci sono croci sul confine tra Messico e Stati Uniti, dettagli urbani, interni di case e hotel, l’abitacolo di un’automobile, piccoli particolari… Le fotografie si allargano e acquistano un nuovo senso grazie ai brevi testi che le seguono, e i testi si arricchiscono di un ulteriore piano di lettura grazie alle fotografie che li precedono. E viceversa. E’ il lavoro dello scrittore Teju Cole – nato negli Stati Uniti, Michigan, e cresciuto in Nigeria, Lagos, paese di origine dei suoi genitori, poi ri-approdato a New York a 17 anni, dove è esploso letterariamente a 35: due romanzi pubblicati in Italia da Einaudi, una cattedra di storia dell’arte e da qualche tempo critico fotografico al The New York Times Magazine – che debutta proprio in Italia con la sua prima mostra personale: Punto d’ombra, alla galleria Forma Meravigli di Milano (a cura di Alessandra Mauro, fino al 19 giugno). Una mostra – “tradotta” in un libro con lo stesso titolo edito da Contrasto – che racconta “la vita delle cose” viste e fermate durante le peregrinazioni di Teju Cole – 40 anni, molto hipster, molto social, attivissimo su Istagram – in giro per il mondo: Manhattan, Alabama, Nigeria, Indonesia, Svizzera, India, Italia… Ma ciò che lo scrittore-fotografo espone non sono semplici scatti raccolti in giro per mezzo pianeta. Sono “punti d’ombra”, blind spot, dettagli di immagini che fanno vedere quello che di solito non guardiamo (“Per segnalare che siamo sull’orlo dell’abisso”, dice): una persona qualunque, un cartello stradale, un albero… istantanee su cui, di volta in volta, l’autore costruisce per iscritto una riflessione, un ricordo o anche una piccola storia (“uso la macchina fotografica come un’estensione della memoria”, confessa). Per meditare sulla realtà visibile e narrare la realtà invisibile.
E’ un diario, fatto di immagini e parole, dietro il quale, per stessa ammissione di Teju Cole, ci sono i grandi fotografi italiani contemporanei che hanno influenzato il suo lavoro, da Jodice a Ghirri ma, soprattutto Guidi, Basilico e Chiaramonte; e davanti al quale noi possiamo scegliere se iniziare a leggere i testi fotografici o a guardare le fotografie letterarie. Un’opera-mondo che dilata i margini tradizionali della fotografia e regala nuove possibilità visive alla letteratura.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *