DECALOGO DELLO SCRITTORE A MODO

Share

Cosa fare e cosa non fare per essere uno scrittore a modo: non portare la cravatta, scrivere per Einaudi o Minimum Fax o Repubblica, non usare mai twitter, al massimo facebook

di Luigi Mascheroni

COSA FA LO SCRITTORE A MODO

1 Arriva sempre in ritardo alle presentazioni dei propri libri. A quelli degli altri invece non si presenta. E in genere odia le presentazioni. Soprattutto non si sente rappresentato da alcuna etichetta. Tanto meno dal New italian epic, che considera un’enorme stronzata. Odia i TQ, pur avendone fatto parte per un breve periodo.

2 Per lui l’etichetta sta nell’infrangere tutte le etichette. Non porta la cravatta neanche alla prima della Scala. Sale le scale prima delle signore. Adora, anche se sa di sale, lo pane altrui. Se può, taglia la fila al buffet. Parla male dei festival. E se lo invitano, chiede l’ospitalità anche per un’accompagnatrice. Se è maschio. O per un accompagnatore, se è femmina,e a volte anche se è maschio. Alle etichette, comunque, preferisce le fascette, da mettere sui propri libri: “Terza ristampa”, “Da questo libro l’omonima serie tv”, “Candidato allo Strega”. E se vince lo Strega, beve a canna dalla bottiglia. A volte, rutta.

3 E’ a suo agio in qualsiasi situazione, se parlano di lui, e mette a proprio agio gli altri, parlando di sé. Cita i propri libri, ma con nonchalance. La frase che ama di più è “La nostra epoca soffre i mali del’individualismo sfrenato”.

4 Non mette in imbarazzo gli altri che hanno problemi di soldi. Preferisce farsi offrire tutto. Ai gettoni di Vittorini, peraltro, ha sempre preferito quelli di presenza.

5 E’ sempre vestito in maniera consona alla situazione, ma è la situazione che è sempre sbagliata. Ma lui se ne frega: “Non sono schiavo delle mode”. “Nemmeno quelle letterarie?”. “Dipende”.

6 Scrive o collabora con minimum fax, o per Einaudi. Occasionalmente per Mondadori, ma solo se intanto scrive su Repubblica. Se scrive per il Giornale, tiene a precisare che “Le pagine di cultura non sono mica schierate politicamente”.

7 Spegne il telefonino durante i convegni. Per dormire.

8 Dice che i film di, o con, una delle Rohrwacher sono “qualcosa di fenomenale”. E sa stabilire la giusta gerarchia di valori tra Stephen King e Domenico Starnone. A favore del secondo.

9 Occasionalmente è razzista, ma non si mostra mai antisemita.

10 Guarda con sospetto, se non con malcelato disgusto, i personaggi televisivi di successo. Finché non lo invita Lilli Gruber. O la Bignardi.


COSA NON DEVE FARE LO SCRITTORE A MODO

1 Dire la verità: che gli scrittori, come tutti gli intellettuali, provocano al Paese più danni che vantaggi. E che si scrive per una sola cosa. La vanità. Tutto il resto è attesa.

2 Usare twitter. Al massimo facebook, ma twitter proprio no: come si può sintetizzare la propria prosa aulica e le proprie intuizioni poetiche, in 140 caratteri? E comunque, in quanto a carattere, il vero scrittore ne ha da vendere, non come quei cialtroni dei giornalisti.

3 Definirsi giornalista. Mettiamo in chiaro le cose: un conto è orchestrare un romanzo dal grande afflato epico, la scrittura controllata, lo stile incisivo e personalissimo. Un conto è scrivere un articolo di merda per il Corriere della sera, figurati per il Giornale. E il giornalisti che vogliono fare i romanzieri, sono solo patetici. Se qualcuno fa notare che “Gramellini vende moltissimo”, rispondere: “Non confondiamo il mercato con l’arte”.

4 Indossare pantaloni fucsia. Perché? Non si sa.

5 Vantarsi della propria intelligenza. A questo, ci pensano gli altri.

6 Spettegolare sui colleghi scrittori, o sui critici, o sugli addetti stampa che non vi valorizzano abbastanza, o sugli editori che non credono completamente in voi. Con tutti questi pezzenti, regolerete i conti quando pubblicheranno i vostri diari postumi.

7 Scrivere per la Mondadori. A meno che si abbia un contratto firmato prima che la comprasse Berlusconi. In quel caso, giustificare la cosa dicendo che il vostro è un rapporto personale e di fiducia con grandi professionisti che lavorano a Segrate. E comunque, semmai siete voi che fate guadagnare Lui, non Lui voi.

8 Mettere il papillon con il nodo già fatto alla “prima” della Scala. O ai party al festival di Venezia. Piuttosto, si va in jeans e giacca di velluto. Se qualcuno ha qualcosa da dire, rispondere che anche Kafka non badava alle formalità. Se qualcuno vi fa notare che non siete Kafka, interrompete subito la conversazione. Discutere con i cafoni non è elegante.

9 Chiedere recensioni dei propri libri ai giornalisti (questo è compito degli uffici stampa).

10 Negare la verità che “Non si vive per scrivere. Si scrive per vivere”. Possibilmente ben pagati.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *