consigli per il MAÎTRE À PENSER. Ovvero come furoreggiare nei salotti

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Irrestibile dizionario radicalchic e radicalchoc per chi vuole fare della letteratura il proprio lavoro, la propria professione

di Gigi Mascheroni

PARTE I

ALIBI: Sempre meglio averne uno.

ABITI: Sempre meglio averne molti. Ad esempio: dolcevita nouveaux philosophes, giacche velluto a coste à la Cacciarì, Clarks fuori corso, molti abiti interi ma non spezzati (da cui la locuzione “Mi piego ma non mi…”), pochette ma anche pochade, livrea (sempre utile, quando si deve servire qualcuno), almeno un paio di stivali neri (metti che si debba fare il passo dell’oca), un colbacco (per nostalgia), l’eskimo (un capo che non passa mai di moda), e cappello, tanti cappelli. Da togliersi tutte le volte che si omaggia qualcuno.

AFORISMI: L’intellettuale li usa solo se scandalizzano, o se non significano nulla, ad esempio: “Nelle guerre coi giganti vincono i deboli”. Oppure: “Io ho una mia dignità!”.

BARZELLETTE: Chi le racconta in pubblico è un cretino che ci fa fare figuracce all’estero. Ma alle cene fra giornalisti, scrittori ed editori, si può. Soprattutto quelle sporche. Usare molte volte la parola “tette”, mai più di un “cazzo”, al limite si può usare “puzzette”. Citare Dante: “ed elli avea del cul fatto trombetta”.

ANTI: Il vero intellettuale deve sempre essere “anti”. Anti-Tav, anti-Cav, anti-Tac soprattutto, perché il vero intellettuale non crede nelle diagnosi computerizzate, e comunque, essendo un Umanista, diffida sempre della Scienza. E anche anti-TicTac, che – in dosi eccessive, e in particolare quelli all’arancio – fanno venire il maldipancia. Da cui la nota espressione: “intellettuali malpancisti”.

DEJA VU: Tutto per voi è déjà vu.

GIORNALI: Il vero intellettuale non legge mai i giornali. Li sfoglia.

MIRTILLI: Mangiarne tanti, fanno diventare intelligenti.

MARTELLI: Ottimi, insieme alle falci.

CULTURA DIGITALE: Battersi per. Un’ottima dichiarazione in caso di intervista sul tema: “La rete non è un ambiente separato dalla vita, ma uno spazio che fa parte della nostra esistenza”. Non significa un cazzo, ma le agenzie la riprenderanno di sicuro.

CLASSICI: Prefarli, introdurli, commentarli. Preferibilmente senza leggerli.

PLAGIO: Genere letterario molto frequentato nell’ambiente. Da non disdegnare.

DRINK PREFERITO: Negroni. Ma se è finito, va bene anche un Toni Negri. Per quanto sarebbe più politicamente corretto ordinare un “Toni Neri”. Il barman potrebbe denunciarvi per reato di discriminazione e razzismo.

COSE DA PENSARE, SENZA DIRE: “Handicappato”, “negro”, “cieco di merda”, “frocio del cazzo”.

COSE DA DIRE, SENZA PENSARE: “Disabile”, “Persona di colore”, “Ohhh, aspetta che aiuto quel povero non vedente…”, “Io ho un sacco di amici omosessuali”.

MATTATORE: L’intellettuale è sempre un mattatore, ma un po’ anche mattacchione.

ORWELL, GEORGE: Stroncarlo. Come critico letterario non ne azzeccò una. “Se non avesse scritto 1984, non lo ricorderebbe nessuno” (e comunque, il film è meglio del libro…).

SOCIAL MEDIA: L’intellettuale, notoriamente, non ne ha bisogno. Criticarli. Una buona spiegazione potrebbe essere: “Uso la tecnologia ma non credo renda il mondo migliore”.

LIBERAL: Come shampoo va bene. Il famoso shampoo “Liberal e bella”.

LIBRI: Sono in crisi. “Ma devo dire che il mio ultimo, sta andando bene…”

RESPONSABILITA’: Declinarle. E’ meglio.

SMARTPHONE: Attività consigliate: navigare su Internet, … e il navigar m’è dolce in questo mare; utilizzare app a caso, Zig Zang Tumb Tumb; consultare il meteo, la nebbia a gl’irti colli piovigginando sale, e pepe; guardare video online, anche quello porno di Bélen; scaricare giochi, ad esempio quello delle perle di vetro; acquistare biglietti per il Milan. Perché il vero intellettuale adora le tribune.

PESCI ROSSI: Non cambiargli mai l’acqua, così muoiono in un paio di settimane. Gli unici che vi piacciono del resto sono quelli di Emilio Cecchi. Per inciso, un critico da rivalutare.

FESTIVAL: Ma per l’intellettuale è sempre festival!

PALLONI: L’intellettuale li adora. Quelli gonfiati.

VESTI: Stracciarsele.

VERDI, GIUSEPPE: Il vero intellettuale preferisce Wagner, Richard.

DE SICA, CHRISTIAN: Il vero intellettuale preferisce Boldi, Massimo.

FLORIS, GIOVANNI: Il vero intellettuale preferisce essere invitato da Cruciani, Giuseppe.

TANGENTI: Una tantum, perché no?

LUSSO: Un lusso che ci si può concedere.

NABOKOV, VLADIMIR: Un sopravvalutato. “Del resto Lolita prima di essere pubblicato a Parigi, fu rifiutato da tutti gli editori americani che lo videro” (e comunque, fra i due film, meglio quello di Kubrick).

POLITICA: “Con la politica ci mangiano tutti, io non voglio averci niente a che fare!”

PREMIER: A colazione col Premier? A pranzo, anche il secondo. A cena persino il dessert.

IMPEGNO: Pensarci bene, perché è un bell’impegno…

LACRIME E SANGUE: Se sono per gli altri, come non condividerle?

ANDARSENE VIA DALL’ITALIA: Minacciarlo ogni anno. Prima delle vacanze.

FALCHI: Da non sottovalutare le nemmeno le colombe. Di Pasqua. Quelle con la glassa al cioccolato, con un calice di Chambave Muscat passito, sono ottime.

PROGRAMMI TV: Noiosissimi quelli di Sky Art, tutte cose che sapete già. Ottimi i talent show: mai visti tanti cretini tutti insieme, neanche quando fate gli esami in università. Non male le serie tv, a parte quelle italiane (“Gli americani, come sanno fare loro la televisione…”). Al limite, si può vedere ogni tanto Gerry Scotti. Perché? Non si sa. Peccato non facciano più La Pupa e il secchione.

SCALA: C’è chi la scende e chi la sale. Citare Dante e Bartolomeo Della Scala… Voi ci andate soltanto il 7 dicembre. Ma se non nevica, altrimenti si va al Boeucc a cena, che è lì vicino.

DONNE: Per voi aveva già detto tutto San Tommaso d’Aquino nei Commentari: “Oggetto necessario per preservare la specie”.

LACUNE: Voi in realtà preferite le lagune. Ad esempio, il “Chia Laguna Resort”, in Sardegna, è bellissimo, si sta tranquilli, il mare è bello, non ti disturba nessuno, puoi leggere tutto quello che ti pare, e colmare un sacco di lacune.

SPAZI INCLUSI: Spesso la parte più interessante di un articolo.

TOLLERENZA: Verso certa gente, intollerabile.

Parte II

ALFABETO UTILE (per autodefinirsi “intellettuale”): A come “anarchico” (tutti gli intellettuali sono un po’ anarchici), B come “barone” (tutti gli intellettuali sono un po’ baroni), C come “controverso”, D come “disorganico” (vedi anche O come “organico”), E come “eroe”, F come “fenomeno”, G come “guru”, H come “hipster”, I come “irregolare” (ma anche “impegnato”, naturalmente), L come “latino” (è sempre meglio saperlo almeno masticare…), M come “militante” ovviamente, ma anche “maestro” (e anche “maiale” per alcuni), N come “nuovo” (l’intellettuale dice sempre cose nuove), O come “organico” (vedi anche D come “disorganico”); P come “promessa” (ma anche “puttana”; Q come “quantum” (da cui la domanda: “Quanto mi dai…?”), R come “razza” (nel senso di “intellettuale di razza” ma anche “intellettuali brutta razza”), S come “stronzo”, T come “tassa” (“gli intellettuali non pagano mai le tasse”, ma anche “gli intellettuali sono una tassa da pagare”), U come “utile” (ma anche “untuoso”), V come Valèry, Paul, che disse: “Intellettuali? Gente che attribuisce valore a ciò che ne è assolutamente privo”, Z come Zeitgeist, perché l’intellettuale, più di chiunque altro, sa cogliere lo spirito del tempo. Forse.

CONFESSO CHE…”: Dirlo, prima di qualunque stronzata, fa generalmente un’ottima impressione.

KUNDERA, MILAN: “Confesso che da quando si è messo a scrivere in francese non lo leggo più…”.

NEGAZIONISMO: Argomento scivoloso. Evitare.

FESTIVAL DI CANNESs: Dire di preferire Venezia. E se si parla di Venezia, il contrario. Disdegnare il Festival del film di Roma: “L’ha voluto Veltroni, ma non interessa a nessuno”.

APPELLI: Firmarli, tutti.

PUBBLICO: Il migliore è quello di nicchia.

ESORDIRE: E’ un po’ morire.

CRISI: Ricordare che in cinese lo stesso termine significa anche “opportunità”.

LARS VON TRIER: Il suo cinema ormai non fa più per voi. Meglio i film del magrebino Abdellatif Kechiche.

FAMA: Più che altro fame.

LIBRI: Mai, ma mai, prestare i libri: sono come le mogli, a lasciarle andare in giro si perdono. E soprattutto, se possibile non leggerli neppure, che si rovinano i dorsi e si sciupano le pagine.

LIBRERIA DI CASA, come organizzarla: 1) Le disposizioni classiche sono: alfabetica, per aree del pensiero, per titoli, per autore… Persino per altezza dei volumi. In Inghilterra ultimamente va molto di moda la disposizione cromatica: uno scaffale per i libri rossi, uno per i gialli, uno per i blu… Comunque tutti gli Adelphi e gli Einaudi vanno sempre messi insieme, in prima fila, ben visibili. Averli letti, di per sé, è controproducente: spostandoli, si compromette l’armonia dell’insieme; 2) Il vero intellettuale non ha un metodo. Procede assolutamente a caso, impilando i libri uno sull’altro, man mano che li acquista (o li ruba, evento che capita con una certa frequenza). L’unico modo per ritrovare i volumi che interessano, a questo punto, è la memoria. Dote della quale – a differenza della cultura – il vero intellettuale abbonda; 3) In caso di furto o devastazione della libreria, non rimanendo altro da fare, indossare una vestaglia di velluto rosso, accedere il rubinetto del gas e poi spararsi alla tempia con in mano una copia di Le feu follet di Drieu La Rochelle; 4) Mettere in ordine i libri è come riordinare le idee. Per quanto il solo pensiero sia terrorizzante, ogni tanto va fatto. Basta convincersi che, in fondo, è come incastrare pezzettini della propria vita, di forme e colori diversi. Un po’ come Tetris. Ricordarsi comunque che riordinare i libri, essendo il sapere assimilabile per osmosi, è un toccasana per la propria cultura. Sfogliando i libri, si impara; 5) Come rispondere a chi entrato in casa vostra, davanti alle pareti che grondano sapere, esclama: “Quanti libri! Li hai letti tutti?”. Alla domanda, mentre la mascella si irrigidisce e rivoli di sudore diaccio colano lungo la colonna vertebrale, in qualche modo occorre rispondere. Ad esempio. Uno: “No, ma sono a buon punto”. Due: “No, ma arredano”. Tre: “No, ma l’applicazione del Feng Shui impone di riempire la casa di libri così che riportino alla mente un’emozione positiva”. Quattro: “No, ma mi spiace buttarli via e sto cercando qualcuno a cui regalarli, basta che ne abbia letti altrettanti”. Cinque: “Sì li ho letti tutti, perché tu no?”.

MODA: Mai esserne schiavi. Anche se ogni tanto, però…

SAPERE: Una cosa da esibire.

DAVID FOSTER WALLACE: Perentori: “Un gigante”. Ma se qualcuno lo dice prima di voi, rispondere: “Sopravvalutato”.

RADICAL CHIC: Ad esempio: i pezzi di Concita De Gregorio, le camice a quadrettini di Gad Lerner, l’insalata di polpo con verdure crude, la Repubblica in generale, la parola hipster, gli hipster, quelli che “ah, io adoro gli hipster!”, tutto ciò che passa dalle pagine di Vanity Fair, la vanità, le fiere, le borse in pelle di vitello di Ralph Lauren (ma anche quelle in coccodrillo di Salvatore Ferragamo), le campagne contro l’infibulazione, Slow Food, le pashmine di Daria Bignardi, quelli che condannato Berlusconi ma condonano il soppalco, i film di Ferzan Ozpetek, quelli che esaltano la “decrescita felice” in uno chalet di Courmayeur, Otto e mezzo, Calzedonia (ma non Yamamay), le citazioni di Zygmunt Bauman, tutto quello che fa Alessandro Baricco, tutto quello che dice Michele Serra, il tg di La7, il salmone (ma solo se affumicato) e la rustisciada (ma solo con la polenta).

NERO: Va bene solo per gli abiti.

RACCOMANDAZIONI: In editoria servono, eccome.

REVIVAL: L’intellettuale è sempre per il revival.

GRASS, GUNTER: Si è davvero spinto troppo in là. Buttar lì che è un antisemita.

PIFFERO: Gli intellettuali lo suonano benissimo, da cui l’espressione: “Intellettuali del piffero”. Ma anche: “Non capiscono un piffero”. O: “Non valgono un piffero”.

STALIN: Non azzardare paragoni con Hitler: “Sono due cose diverse”.

PREMI LETTERARI: Parlarne male, a meno che non ne avete vinto uno.

QUALITA’ UTILI AL RUOLO (di intellettuale): Faziosità, cortigianeria, invidia, vanità, frivolezza, saccenza.

TABU’: Il vero intellettuale non ha tabù. Anche se sarebbe meglio non affrontare in modo critico l’omosessualità, le pari opportunità, il neo-femminismo, i valori della Resistenza, quelli della Costituzione, l’antiberlusconismo, il corpo delle donne, l’Islam, gli ebrei, il Tibet, gli indiani d’America, le persone “di colore”, l’aborto, il matrimonio gay, la “dolce morte”. E anche le droghe leggere. L’assunzione delle quali, peraltro, in dosi moderati, voi non disdegnate.

MOSTRE: L’intellettuale adora le mostre. Se c’è il buffet.

PARTE III

ALCOL: Per scrivere, si può abusarne. Vedi Hemingway, o Fitzgerald. Ricordarsi di Raymond Carver, per il quale l’alcol era l’unico rifugio ai tormenti. Quindi anche per i vostri. Comunque, da preferire la wodka al whisky. Niente birra. Fa troppo Mauro Corona.

ARBASINO, ALBERTO: Parlarne sempre benissimo. Perché? Non si sa.

PINKETTS, G. ANDREA: Meglio non frequentarlo. Perché? Non si sa. E comunque non avete mai capito che cazzo significa quella “G” puntata. E forse neanche lui.

MASTERPIECE”: Trasmissione televisiva pensata per gente che scrive libri e vista soltanto da quelli che li leggono, quindi pochissimi. Dire per primi: “E’la dimostrazione che twitter e la televisione sono due pianeti diversi”. Parlarne malissimo. Però se incontrate Andrea De Carlo ditegli che non è colpa sua, è il format che non funziona, lui è bravissimo. Perché? Boh.

OPTIONAL/1: La lettura dei libri è un optional. Anche per recensirli.

OPTIONAL/2: Optional che piacciono all’intellettuale: le pochette, le pochade, le pashmine, il navigatore, lo spoiler, il satinato, a volte anche l’italiano, spesso la coerenza.

AGGETTIVI: Da evitare assolutamente: “suggestivo”, “carino”, “intrigante”, fanno troppo giornalistese. Si può usare “pernicioso”. Da abolire “intellettuale”.

ELOGI: Elogiarli.

CRUSCA, Accademia della: A voi nessuno vi deve insegnare nulla.

DRIVE IN”: Perentori: “Da lì è iniziata la rovina del Paese”. Se lo vedevate, non ditelo.

FUTURO: Ricordarsi che è nei classici.

MAITRESSE-A-PENSER: Non è un refuso. Significa un Maître à penser un po’ più disposto a vendersi.

POETI/1: Meravigliosi, in teoria.

POETI/2: Insopportabili, in pratica.

DAVIDE FOSTER WALLACE: Avere un’opinione molto precisa, in positivo o in negativo, su Infinite Jest. Libro che non serve assolutamente leggere davvero.

CONTROCORRENTE: L’intellettuale per statuto va solo controcorrente. Ma succede che a volte vada a corrente alternata, altre che la corrente la segua, altre ancora che sia titolare di conti correnti, spesso però è un’isola nella corrente, ancora più spesso si lava le mani con acqua corrente, e tutte le altre volte non gli resta che correre. Come il coniglio. Quale peraltro solitamente è.

DECOSTRUZIONISMO: Concetto da decostruire.

CAZZATE: Molto frequenti nell’ambiente. Ad esempio: “Dietro Checco Zalone si nasconde Roland Barthes”. Insomma cose del genere.

SOCIAL NETWORK: Fanno solo perdere tempo, se non parlano di voi.

COTE D’AZUR: Elsa Maxwell, Cole Porter, Juliette Gréco, Boris Vian, Roger Vadim, Brigitte Bardot…. E voi, naturalmente.

MAESTRI: I veri, non hanno mai voluto discepoli.

DISCEPOLI: I migliori, non hanno mai avuto maestri.

LUOGHI COMUNI: Abusarne: “coscienza critica”, “annosa questione”, “rivoluzione del web”, “la carta è destinata a morire”, “Quelli di Fabio Volo non sono veri libri”…

MONOLOGO: Se non lo fate voi, vi annoia.

DIBATTITO: Se non parla di voi, è inutile.

FELLINI, FEDERICO: Dire di averlo conosciuto. Come tutti.

MONTANELLI, INDRO: Dire di averlo conosciuto. Come tutti (“Un granissimo giornalista, ma umanamente…”).

SCIASCIA, LEONARDO: Ormai fa più chic dire di non averlo conosciuto.

PANNI SPORCHI: L’intellettuale comunque li cambia spesso.

MATURITA’ (esame di): Quando l’avete fatto voi, si portavano tutte le materie. Con l’intero programma. Con una commissione severissima. Si preparava per mesi. Nessuno poteva copiare. I commissari erano terribili. Quello sì che era un esame. Poi c’è stato il Sessantotto che ha iniziato a cambiare le cose. E poi sono arrivati Drive In e Berlusconi ed diventato tutto una farsa. Come tutte le altre cose in Italia.

BIENNALE: Voi è anni che non ci andate più. “Ormai è un luna park”.

PROGETTI: Di solito rimangono sempre tali.

PASSIONI: L’intellettuale non conosce passioni, solo ragioni.

POMPEI: “Tutta colpa di Bondi”.

PEPPA PIG: Voi siete sempre stati per i Barbapapà.

GRASSO, ALDO: Astioso. Non leggerlo.

MUTI, RICCARDO: parlarne solo benissimo, bravissimo, bellissimo, eccelso, “trionfo”, “commozione”, stending ovation, “delirio”. Sì, in effetti è un delirio.

ANTIBERLUSCONISMO: Sussurrare: “ Ha fatto la fortuna di molta gente”.

FRASE PREFERITA: “Sedurre con verità, ingannare con menzogne”. Ma anche viceversa.

AMICI: L’intellettuale non ha amici. Giusto qualche collega, per il resto moltissimi lettori (a questo proposito, sbilanciarsi: “Sono loro i mie veri amici”).

HARRY POTTER: Voi ne avete parlato benissimo fin dall’inizio. Citare l’articolo di Michiko Kakutani sul New York Times che lo paragona ai grandi classici della letteratura infantile, dal “Mago di Oz” al “Signore degli Anelli”. Farete un figurone anche fra i più critici.

TANTI SOLDI: Al cinema e in tv, meglio le buone idee.

BUONE IDEE: Al cinema e in tv, meglio tanti soldi.

GENIALITA’: Il confine con il bluff è molto labile.

CRITICO LETTERARIO (e anche cinematografico): Quello vero, non va per il sottile. Si vende e basta.

AFFARI: La destra è bravissima a farsi i propri. La sinistra quelli degli altri.

TELEVISIONE: Incompatibile con la letteratura.

LETTERATURA: Incompatibile con la televisione.

LIBERTA’ DI PENSIERO: Sì, purché sia il più possibile simile al vostro.

DEMAGOGO: Un intellettuale qualunque.

LIBRI DA CITARE SENZA AVERLI LETTI: Oltre la Recherche di Proust e l’Ulisse di Joyce, I miserabili di Hugo, Il rosso e il nero di Stendhal, La montagna incantata di Mann, L’uomo senza qualità di Musil, L’urlo e il furore di Faulkner, Vineland di Thomas Pynchon (al cui confronto Infinite Jest di David Foster Wallace è una passeggiata rilassante). Tra gli italiani, Lo Zibaldone di Leopardi, La cognizione del dolore di Gadda, Fratelli d’Italia di Arbasino, Petrolio di Pasolini e Gomorra di Saviano. Come diceva quel tale: “Formidabile! Ma chi lo legge?”.

PARTE IV

PENSIERO: C’è quello debole, quello breve, quello lungo, il Va’ Pensiero, i pensieri alti, i pensieri bassi, i pensieri impuri, gli spensierati, i pensierosi, i benpensanti, quelli che a pensar male si fa peccato ma ci si azzecca… E quelli che è un peccato che pensino. E sono in tanti, ma tanti…

ESTETICA: Spesso la si scambia per etica. Ed è pericolosissimo.

ETICA: Spesso la si scambia per estetica. Ed è peggio.

AMBIZIONI: Se sono degli altri, quasi sempre non ne sono all’altezza.

INFORMAZIONE/1: Da pensare senza dirlo: “Ce n’è troppa”.

INFORMAZIONE/2: Da dire senza pensarlo: “Non ce né mai abbastanza”.

GIORNALI DI CARTA: Obbligatorio piangerne la lenta scomparsa. Facoltativo leggerli.

BUON GIORNALISMO: E’ quando le idee comandano sulle parole, e non viceversa. Anche se quasi sempre avviene il contrario.

ARTE: Eccellente risorsa per fare propaganda politica.

POLITICA: Imbattibile nello strumentalizzare l’arte.

ICONICO: Aggettivo molto iconico. Il dito di Cattelan davanti alla Borsa, per esempio, è iconico. E anche un po’ comico in verità.

BIBLIOTECA: Quella del vero intellettuale si caratterizza per i testi che deve avere (i classici antichi, la Recherche nella traduzione di Giovanni Raboni, tutto Sheakspeare dell’Einaudi, tutti gli Adelphi, tutti i Sellerio di Cammilleri…) ma soprattutto per i testi che non deve avere. Ad esempio: i romanzi di Volo, quelli della Mazzantini, i vecchi libri di Biagi che non servono più (però si possono tenere quelli di Bruno Vespa, che magari vi invita a Porta a Porta), i Grisham, Dan Brown e Alberto Angela, e soprattutto il culturame dozzinale di Destra, cioè i Papini, i Longanesi, i Cecchi, i Guareschi, Del Noce, Evola, De Felice… Tutte cose che fanno troppo cheap. L’esatto vostro contrario.

INSTANT BOOK: Di solito sono sempre delle cazzate.

TWITTER: Come per la tv: parlarne malissimo, ma abusarne.

ORIENTAMENTI: Utilissimi per perdersi.

MERCATO LIBRARIO: Battere i piedi e urlare: “I libri non sono una merce!!!”.

ZAPPING: Il vero intellettuale vive di zapping, abitudine che riserva anche ai libri: una pagina qui, una là…

MULTI-TASKING: Significa fare un sacco di cose, in genere tutte male.

CRITICI: Inutili. Oggi si preferiscono – a ragione, peraltro – blogger, testimonial, tifosi, fan, haters, acquirenti… I critici, comunque, sono sempre interessati, invidiosi, noiosi. Attaccarli senza pietà. Citare Gian Paolo Serino che è stato definito (da se stesso) il più graffiante critico italiano.

PALADINI DELLA VERITA’”: Espressione che definisce una curiosa e ancora diffusa specie di intellettuali e artisti i quali sommano in sé due tratti caratteristici fondamentali: l’essere fieramente antiberlusconiani e l’essere distribuiti da Medusa e/o pubblicati da Mondadori-Einaudi e/o nel cartellone del teatro Manzoni e/o a libro paga di Mediaset… Una specie, purtroppo, destinata all’estinzione.

ATTENZIONE: Per leggere un libro non serve, e neppure per scrivere. Più che altro la si richiede per sé: “I miei libri non hanno mai la giusta attenzione dei media”. “Credo davvero che il mio progetto meriti maggiore attenzione…”. “Certi critici non mi concedono mai attenzione…”. “Attenzione, che se mi incazzo io …”

PIAZZA: Se è piena di amici, è la democrazia. Se di nemici, indignarsi: “Anche Hitler riempiva le piazze!”.

E-BOOK/1: E’ il futuro del libro.

E-BOOK/2: Non ha futuro.

GIORNALISTI: Hanno la presunzione di essere letti.

LETTORI: Hanno la presunzione di essere meglio dei giornalisti.

SINTASSI: Non preoccuparsene troppo, è soltanto un pregiudizio borghese.

TOTEM: Abbatterli, tutti.

DEMOCRAT: Sinonimo di buono, bello, giusto, moralmente esemplare. “Vorrei un mondo più democrat!”. “Anche no”.

AUTOIRONIA: La cosa, in assoluto, che serve di meno a un intellettuale. L’intellettuale in quanto tale deve prendersi sempre sul serio, anche quando scherza.

UMORISMO: Ricordarsi, come diceva Mark Twain, che è la nostra salvezza. Forse l’unica.

PASSAGGI: Termine di passaggio. “Si è sempre in un passaggio epocale”. Ma anche: “Non ci si rende mai conto che si è in un passaggio epocale finché questo non è avvenuto”. Oppure: “Questo libro segna davvero un passaggio cruciale”. Stare attenti ai passaggi a livello, soprattutto se si legge in macchina mentre si guida. “Ciao, anche tu al festival…?”. “Soltanto di passaggio…”.

BIBLIOFILIA: Il vero intellettuale è un bibliofilo sì, ma a modo suo. Fra la prima edizione dei Canti Orfici di Dino Campana e l’introvabile calendario Pirelli del 1966, sceglie il primo, ma poi sfoglia il secondo.

TESTA: Sineddoche propria dell’intellettuale, da cui le note espressioni: “Teste pensanti”, “teste d’uovo”, “La testa più lucida della sua generazione…”, “Testori sì che era un vero intellettuale”. A volte sono dei “testoni”, altre è soltanto gente che “testa” qualcosa (i famosi romanzi sperimentali), altre che “tasta” qualcuno (le stagiste nei giornali o nelle case editrici, ad esempio), altre ancora che de-testa, molto più spesso che è de-testata. Ma soprattutto sono delle grande “teste di…”.

THRILLER: Inevitabilmente “mozzafiato”.

VERITA’: Concetto intercambiabile. Si veda ad esempio la verità di una qualsiasi delle seguenti frasi: “Nel Novecento l’individuo è finalmente libero” o “L’individuo è definitivamente prigioniero” o “L’individuo è prigioniero proprio perché è libero”. Applicabile anche a libri e/o film: “E’ un’opera che racconta la grande epica nazionale”. “E’ un’opera che racconta la piccola epopea familiare”. “E’ un’opera che racconta l’epica dell’individuo”. “E’ un’opera che racconta l’antiepica dell’individuo”. “Sì, ma non ho capito che opera è?”. “Questione di sfumature”.

SFUMATURE: Irrilevanti.

PARTE V

AMICI/1: L’intellettuale non ha amici. Solo conoscenti.

AMICI/2: L’intellettuale non lo conosce nessuno. Tranne gli amici, se ne avesse.

UN UOMO DI PROFONDA CULTURA”: Perifrasi per indicare uno che non fa niente.

UN UOMO DI GRANDE RETTITUDINE MORALE CHE NON E’ DISPOSTO A RINUNCIARE AI PROPRI PRINCIPI, PER NULLA AL MONDO”: Perifrasi per indicare un trombato.

UN UOMO DEL QUALE LA SOCIETA’ NON HA RICONOSCIUTO IL TALENTO E LE QUALITA’”: Perifrasi per indicare uno sfigato.

CONSERVATORISMO: Per conservare bisogna abbattere.

RIVOLUZIONE: Per cambiare bisogna tornare indietro.

PROMESSE: In letteratura mantenerle significa tradire. La letteratura, e l’intellettuale, vivono di menzogne.

PROPOSITI: Sono un pregiudizio borghese. L’intellettuale non pianifica il futuro, lo prevede. Comunque, meglio posticiparli.

DONNE: Perennemente indeciso tra una milfona cinquantenne totally rebuilt e una teenager con tacco più alto della sua età, se c’è una cosa a cui l’intellettuale non sa resistere, è il fascino femminile. Le donne, per lui, sono come i libri. Le vorrebbe possedere tutte. Possibilmente in prima edizione.

FILM “INDIE”: Di solito dopo un paio d’anni diventano di culto. Si può aspettare a vederli.

OUTSIDER: Ormai sono più gli outsider di quelli che stanno dentro.

DE LUCA, ERRI: Rinfacciargli il passato di picchiatore nella sinistra extraparlamentare, quando era nel servizio d’ordine di Lotta Continua. “E poi, figurati, è andato a scrivere di Bibbia e Vangelo per Avvenire…”. Denigrarlo. Perché? Non si sa.

ODIO: Quello ideologico molto diffuso nell’ambiente.

FRASI FATTE: Abusarne, soprattutto quando si parla di libri. Ad esempio. “Un testo scritto per il teatro che ha l’andamento di un indimenticabile racconto”; oppure: “La storia di un’amicizia impossibile vissuta nel tempo in cui tutto è possibile”; o ancora: “Un romanzo per lettori interessati non solo a come si scrive, ma a come si vive”; o anche: “Una favola senza tempo, epica e commovente…”; o persino:. “Una storia piena di storie…”; “Un romanzo in cui le cose non sono mai quelle che sembrano…”. Ma soprattutto: “Uno dei più bei romanzi italiani degli ultimi anni”. Se non: “Il romanzo dell’anno!”. Domanda: “Ma quanti romanzi dell’anno si pubblicano all’anno!?!”.

GIORNALISMO: Un mestiere inutile. Di cui non si può fare a meno.

AMBIZIONE: Di solito causa guai giganteschi. Se si vuole combinare qualcosa di buono, dimenticarla.

ASPIRAZIONI: Per gli scrittori che vogliono vendere libri, meglio ridurle. Come il numero delle pagine, l’importanza dei temi trattati, la qualità della scrittura.

SONNO: Se siete soliti dormire poco, citate i grani Insonni: Alessandro Magno, Napoleone, Marcel Proust, Margaret Thatcher (meglio glissare su Silvio Berlusconi, un impresentabile), tutta gente da 3-4 ore massimo di sonno a notte; se siete dei dormiglioni, citare invece i grandi Dormitori: Leonardo da Vinci, Franz Kafka, Albert Einstein (si può tranquillamente evitare Mariah Carey), tutta gente da 10-12 ore di sonno a notte. Ricordarsi che Il grande sonno di Raymond Chandler non c’entra niente: semmai sottolineare che The Big Sleep è una citazione nella frase finale del romanzo e indica la morte. Farete un figurone, soprattutto con chi ha visto solo il film.

PLAGIO. Se qualcuno vi accusa di aver copiato qualcosa, citate Mark Twain: “A parte il plagio, non c’è un granché in tutte le espressioni umane, sia orali che scritte. L’essenza di ogni espressione umana è plagio. Perché in fondo tutte le idee sono di seconda mano, prese consciamente o inconsciamente da milioni di fonti esterne e usate quotidianamente dal compilatore con l’orgoglio e la soddisfazione che nascono dalla presunzione di averle create”. Comunque, tutti plagiano.

LAICITA’: Per alcuni è un dogma.

TWITTER: Sottolineare che seguite poche persone. Glissare sul fatto che quelle che seguono voi sono ancora meno.

STUPIDI: Cose da tenere presente riguardo agli stupidi. Non si accorgono di esserlo, hanno una logica di ferro, sono molti più di quanto pensiate, di solito alla fine hanno ragione loro, e arrivano inspiegabilmente al successo. Sono diffusissimi tra gli intellettuali. Leggere Bouvard e Pchuchet può essere utile.

MALEDIZIONE: Essere un intellettuale, lo è.

NAZIONE: Concetto eminentemente calcistico. Sta tra la Patria, che è a destra, e preferisce la tribuna, e il Popolo, che sta a sinistra, per scelta in curva. Citare Benedetti italiani di Curzio Malaparte, anche se non lo si è mai letto.

PRIMO ROMANZO: Stati d’animo progressivi nel corso della stesura del primo romanzo: Entusiasmo. Fiducia totale nelle proprie capacità. Tempo che passa. Dubbi. Disillusione. Panico. Rabbia. “Gli editori non capiscono un cazzo!”. “Non me ne frega niente di pubblicare, scrivo per me stesso…”. Rogo del dattiloscritto.

INSULTI. Arte nella quale gli scrittori eccellono. Soprattutto quando se li scambiano tra di loro. Esempi. Faulkner su Hemingway: “Non ha coraggio. Non si è mai arrampicato su un ramo sporgente. Non ha mai usato una parola che inducesse il lettore a cercarla sul vocabolario”. Hemingway su Faulkner: “Poveretto. Crede davvero che le grandi emozioni derivino dalle grandi parole? Gore Vidal: “Le tre parole più tristi della lingua inglese sono Joyce Carol Oates”. Ma anche: “Andy Warhol è l’unico genio con quoziente intellettivo di 60”. Truman Capote su Jack Kerouac: “Non scrive, batte a macchina”. Vidal su Capote: “Ha innalzato la menzogna a forma d’arte, per quanto una forma d’arte minore”.

PARTE VI

APPLAUSI: Ricordarsi che non si negano a nessuno.

IMPORTANZA: Per averla, bisogna darsela. Cosa che l’intellettuale sa fare benissimo.

TRECCANI: Utilissima per le inquadrature televisive.

CRETINO: Quello di sinistra ha una spiccata tendenza verso tutto ciò che è difficile: crede che la difficoltà sia profondità. Quello di destra verso tutto ciò che è costoso: crede che il lusso sia eleganza. Voi, naturalmente, non siete né di destra né di sinistra. Né, beninteso, un cretino. E avete anche letto Leonardo Sciascia.

KINDLE: a) “Vuoi mettere la comodità rispetto ai vecchi libri?”; b) “Ah, io all’odore della carta non rinuncio”; c) Una cosa da bambini, come il famoso ovetto Kindle.

DOMANDE INUTILI: Ad esempio: “Il teatro può ancora narrare il presente?”. Oppure: “Hai letto il croccante pezzo di Arbasino di oggi su quando si andava tutti al Jamaica?”. O anche: “Ma Scalfari, è un giornalista prestato alla filosofia, o un filosofo condannato a fare il giornalista?”. E infine: “Che cazzo me ne frega?”.

INVASIONI: Ci sono quelle editoriali, digitali, extracomunitarie, aliene, multiplayer, barbariche… Sopportarle. Prima o poi passano.

PROMEMORIA MOLTO UTILE: 1) Ciò che non si è letto, si può stroncare; 2) La vita è troppo breve per leggere Melania Mazzucco; 3) La vita è troppo breve per leggere in generale; 4) Evitare inutili Amarcord; 5) Compresi i film di Fellini; 6) in Letteratura non esistono santi; 7) Che cazzo vuol dire? 8) Non si sa.

IL BLOG MINIMA&MORALIA: Stigmatizzare, dicendo che è una roba da fighetti radical-chic. Se qualcuno lo dice prima, ribattere che questo è snobismo al contrario.

CHEF IN TV: hanno stufato, più degli scrittori. E voi, fra Masterchef e Masterpiece, avete sempre preferito La pupa e il secchione. E più le pupe dei secchioni.

DIBATTITI: “Con la cultura si mangia!”. “Sì, ma a volte è indigeribile…”.

BOTOX: Un diritto. Anche per chi scrive. Perché poi deve pur andare in tv…

MAXXI: Se il Museo Maxxi offre ai visitatori attività collaterali, dallo yoga al cinema, non è per una bieca operazione di marketing, ma perché è un’istituzione aperta a tutti i linguaggi della contemporaneità. Convenirne.

NUOVI MEDIA: Per l’aggettivazione, ricordarsi “trasversali” e “contaminati”. Ma anche: “A volte pericolosi”.

DOMANDE DA NON FARE: Perché scrivi? Che fine hanno fatto gli intellettuali? Bisogna diffidare della realtà? Meglio credere alla menzogna? La poesia salva la vita? Perché non ristampano più Flash Gordon? Hai letto il nuovo romanzo di Rosetta Loy? No, sono indeciso, vorrei iniziare La montagna incantata di Thomas Mann: tu che dici?

DOMANDE DA FARSI: Perché scrivo?

DOPPIA MORALE: Citare a sproposito per intimidire l’avversario: “Mi permetta di ricordarLe che Lei pubblica con la Mondadori di Berlusconi…”.

DUBBI: Ma pubblicare per Berlusconi essendo anti-berlusconiani può essere considerata una forma attualizzata della doppia verità togliattiana? Argomentare pro e contro.

“CHE TEMPO CHE FA”: Viene in un bundle insieme con: le scarpe col mezzo tacco di Daria Bignardi, le espressioni “Quant’altro” e “Via discorrendo..”, la bicicletta col cestino di vimini di Gad Lerner, le bretelle di Federico Rampini, Eataly, i film di e con Alba Rohrwacher, la trasmissione di libri di Concita De Gregorio, i libri Adelphi, quelli minimum fax, la collana Einaudi Stile Libero, Pif, le pashmine di Lilli Gruber, i pezzi di Beppe Severgnini sul Festival di Mantova, i saggi di Slavoj Žižek, il “bio”, le auto ibride, le famiglie omo…

CRISI DELL’EDITORIA: Aborrire la trasformazione del libro in merce. Ricordare quando gli editori pubblicavano per fare cultura e non per fare denaro (senza addentrarsi troppo negli esempi). Citare Einaudi (Giulio, non Luigi). Apologia dell’editoria di qualità. Ricordare: “Piccolo è bello”. Concludere: “Poi è arrivato Berlusconi e con Drive In ha devastato l’Italia”. “Ma cosa c’entra?!?”. “Beh, la Mondadori è sua”.

FANTASIA: Se la si usa in letteratura, ricordarsi che rispetto alla realtà deve essere credibile.

GADDA, CARLO EMILIO: Liquidarlo: “Barocco”. E avete detto tutto.

POTENTI: Ingraziarseli. Non si sa mai.

DEDICHE: Spesso gli scrittori associano alla propria opera mediocri personaggi degni soprattutto di venire dimenticati. Citare a caso.

SCRITTRICE DI CARATTERE: Perifrasi per dire “stronza”. Infatti in Italia ci sono un sacco di scrittrici di carattere.

SEVERGNINI, BEPPE: Sostenere che è il giornalista italiano più letto d’ItalIa. Se necessario arrivare fino al più letto d’America o, in casi estremi, del mondo.

HEIDDEGER, MARTIN: Voi avete sempre sostenuto che è antisemita (e Hannah Arendt un po’ psicopatica).

VALORI NON NEGOZIABILI: Valori in cui crede l’intellettuale: 1) l’Arte come essenza stessa dello spirito umano; 2) la Religione come confronto e conforto; 3) la Letteratura come espressione stessa del mondo; 4) il potere salvifico della Poesia; 5) la figa.

VINCITORI: Purtroppo hanno sempre ragione, anche in Letteratura. Chi vende di più, va da Fabio Fazio.

VINTI: Per fortuna hanno sempre torto. Chi vende di meno, gli fanno un pezzo sul blog di minimum fax.

LETTORE: Il migliore in assoluto è quello che sa, prima di tutto, cosa NON leggere.

VANITA’: Utilissima, checché se ne dica.

LETTERATURA EDIFICANTE: Se è edificante, non è letteratura. Citare Oscar Wilde: “I libri non sono morali o immorali. Sono scritti male o bene”. Oppure, meno scontato, Anton Cechov: “Il mio mestiere è descrive i ladri di cavalli, non ricordare che rubare cavalli è reato. Quello spetta ai magistrati”.

PROGRESSO: Ricordarsi che, nell’arte, non ci sono progressi. Ed è questo che permette ai capolavori di restare tali.

FATTE LE DEBITE PROPORZIONI”: Locuzione da usare spesso nei giudizi: vi solleva da eccessive responsabilità. Ad esempio: “La prosa di Margaret Mazzantini ricorda quella di Virginia Woolf. Fate le debite proporzioni…”

FORMA: Voi siete per il contenuto.

CONTENUTO: Voi siete per la forma.

REGOLE: Voi siete per la libertà.

LIBERTA’: Voi siete per le regole.

QUELLI CHE PENSANO E STUDIANO…”: Diffidare. Gli intellettuali, del resto, nel ‘48 dicevano che era meglio stare con l’Urss di Stalin piuttosto che con De Gasperi e gli Usa.

BLOGGER: Per voi, soltanto una nuova tipologia di stronzo.

CRITICA LETTERARIA: Riceve la sua unica autorità dal giornale su cui è scritta. Forse.

SE SI PARLA DI CINEMA: Bleffare. Dire di adorare le recensioni di Maria Rosa Mancuso sul Foglio. Che voi non avete “generi” preferiti (anzi, non credete neppure nella differenza tra generi). Che il cinema italiano non è così brutto e quello americano non è così bello. Che a La grande bellezza avete sempre preferito This Must Be The Place. E per il resto, ricordarsi che le serie televisive americane sono molto più avanti di Hollywood.

OZPETEK, FERZAN: Un falso mito. Evitare.

SPIN DOCTOR: Voi non ne avete bisogno.

GOSTH WRITER: Ci sono politici e scrittori che li usano! Voi no, naturalmente.

PAROLE SANTE: “Mettete insieme due scrittori, un poeta e tre giornalisti e avrete un’idea di che cosa siano la meschinità, la gelosia e l’invidia”. Soprattutto l’invidia.

OVVIO: Dire cose ovvie mette tutti d’accordo, e potendo dire cose ovvie con competenza e sicurezza, dirne tantissime. Del resto, sull’ovvio si sente competente anche chi ascolta. E’ ovvio..

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