Che fine ha fatto il cesso d’oro di Cattelan?

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La domanda è lecita, che fine ha fatto il cesso d’oro di Cattelan? Ai primi di maggio, dopo la sparata di aprile, i solerti uffici stampa del Guggenheim di NYC avevano avvisato che “gravi problemi tecnici” stavano ritardando la produzione del WC d’oro 18 carati e che nessuna nuova data di apertura era stata fissata. Adesso che è fine luglio, il sito del museo alla pagina della mostra riporta ancora la dicitura upcoming (vedi qui). Non vorremmo che proprio nel centenario del Dada, quello di Cattelan fosse il solito scherzetto stucchevole a cui peraltro Maurizio non è nuovo (basti ricordare la finta Biennale dei Caraibi).

L’arte concettuale inizia nel 1917 con la non esposizione di un orinatoio e speriamo finisca cento anni dopo con la non esposizione di un water d’oro. Duchamp voleva dire che un qualsiasi oggetto se scelto dall’artista e presentato in un museo diventa un’opera d’arte. Nel mezzo Piero Manzoni trasse la conclusione che se qualsiasi cosa fatta da un artista è arte, anche la “merda d’artista” lo è, basta confezionarla in una scatoletta. Cattelan (il condizionale è d’obbligo) si starebbe spingendo oltre nello sgunz, pensando che il cesso è un’opera tout court non solo quando ad utilizzarlo è l’artista, bensì qualsiasi fruitore ci passi davanti e ci si fermi spinto da impellente necessità. Un percorso nella scatologia è quello scelto da Nostro Artista Nazionale dovendo ritornare (presto-up-coming) al Guggenheim di New York dopo breve, volontario pensionamento (solo 4 anni) interrotto – sue parole – perché “non lavorare era diventata una tortura peggiore che lavorare” e concepire il w.c gli ha permesso di “aggirare il muro” immaginiamo con la soddisfazione di un Michelangelo al termine del Giudizio Universale.

Considerando che la civiltà coincide con l’allontanamento dalle proprie feci, e il manutenerle è ancora considerato una devianza psicologica, la festante coprofilia dell’art system lascia perplessi. Certo che Cattelan per stupire alla sua rentrée ha giocato facile facile: un water il cui titolo è (…sarebbe, ma a questo punto l’opera esiste comunque, almeno nella comunicazione e nella percezione collettiva) “America”, esposto nei bagni del museo più prestigioso degli Stati Uniti in prossimità delle elezioni, il paese evidentemente più democratico del mondo.
Se l’artista contemporaneo si muove come un terrorista traendo beneficio dalla comunicazione che proviene dal suo atto, anzi l’opera e l’attentato sono pensati tenendo conto dell’aspetto simbolico della comunicazione e non esistono fuori da esso, in questo caso Cattelan produce comunicazione senza più nemmeno produrre l’opera. Troppo difficile, “gravi problemi tecnici”, come Cellini alle prese con la fusione del Perseo, ne consigliano il ripensamento a meno di non trovare un idraulico come si deve.

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