“Capri the island of art”: la sfida dell’arte nel cuore della natura

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Capri è innanzitutto un luogo dell’anima: sull’isola si ritirò in autoesilio Tiberio, Lenin vi giocò alla rivoluzione con Gorki, Rilke ne descrisse il silenzio, Fersen la elesse dimora delle proprie sfrenatezze, Malaparte vi costruì un eremo in forma di astronave.
In secondo luogo, Capri è una cartolina: ma neppure la bulimia visiva di milioni di turisti e di miliardi di fotografie scattate con il cellulare ne hanno consumato il paesaggio che ancora resiste e incanta il visitatore. C’è un perfetto equilibrio tra la bellezza di alcuni scorci, tanto poetici da propendere al lirico, e il sublime di altri scorci, l’altitudine delle rocce scoscese e scabre, che invece quasi atterrisce.

Se dunque Capri è già di per sé un’opera d’arte – per questa duplice essenza di contenere una millenaria memoria storica e di ispirare un sempre rinascente appagamento nel sentirsi parte della natura – difficile, quasi impensabile, aggiungere altra arte, specie se si tratta di quell’arte contemporanea che ha smesso di interrogarsi sulla bellezza e sul sublime. E’ dunque una sfida quella di “Capri the island of art”, giunta alla sua seconda edizione ufficiale, meritoriamente sostenuta da Franco Senesi, presidente dell’omonima associazione che organizza l’evento, in partnership con Liquid art system, con l’amministrazione comunale e il Polo Museale Regionale della Campania, nonché con la città di Nola che ha reso possibile la produzione di alcune opere.

Una sfida perché non si tratta solo di posizionare opere d’arte all’interno di magnifici spazi, come la Certosa di san Giacomo o villa Lysis, ma di costruire una sorta di percorso open tra la piazzetta celebratissima e punta Tragara, affaccio altrettanto celeberrimo ai faraglioni, così che gli artisti possano davvero misurarsi con il panorama e cosa non secondaria con il fruitore, spesso il turista disattento, già ammaliato dal contesto naturale o da quello luccicante e vacanziero.

Il risultato del duplice sforzo curatoriale da parte di Sergio Risaliti, guest curator, e di Marco Izzolino, direttore artistico residente, è davvero apprezzabile. Da un lato, Risaliti con la mostra “Capri Orient Express” scava nelle radici quasi magiche dell’isola che trovano soprattutto nell’installazione di Marco Bagnoli alla Certosa, lo scheletro in ferro di un’enorme mongolfiera a forma cuore, una plastica e poetica rappresentazione.
Dall’altro lato, Izzolino trova modo di dare ulteriore motivo di stupore a un paesaggio già fortemente supereffettato, con l’opera notturna di David Casini, dal titolo Come quando accadrà, realizzata appositamente per il belvedere di Punta Tragara, una sorta di flash che ogni venti minuti si accende per un brevissimo istante quasi fosse la scia luminosa di una cometa nel cielo buio sopra i faraglioni.
Dalle opere più storiche di Domenico Bianchi e Remo Salvadori, artisti già accreditati, a quelle più pop e giovani, per esempio di Giuseppe Teofilo, un pescespada in alluminio conficcato all’arrivo della funicolare, o la pinna di bronzo con perline incastonata da Francesco Carone nel cortile del palazzo municipale, “Capri the island of art” è un’incursione nel contemporaneo da seguire con attenzione.

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> Capri the Island of Art
2° edizione di arte itinerante sull’isola
fino all’11 dicembre
Info: www.muinmo.org

Durante tutto il periodo e fino a dicembre saranno a disposizione del pubblico mappe cartacee dell’isola con segnalazione dei luoghi, sito web responsive per smart Phone e tablet attraverso cui sarà possibile trovare schede tecniche e critiche sia delle opere che degli artisti.
La manifestazione Caprese è gemellata con le Stazioni dell’Arte della Metropolitana di Napoli gestite da ANM (Azienda Napoletana Mobilità). Il gemellaggio è confluito nell’Mproject, una mappa dei luoghi pubblici del contemporaneo nel golfo di Napoli che potenzia al massimo i canali d’informazione di ANM e Capri per una comunicazione combinata. L’idea è quella di estendere il modello museale “non convenzioale“ delle Stazioni dell’Arte, proponendo ai visitatori turisti della città di Napoli il suo golfo come un modello di sviluppo per la ricerca artistica e culturale contemporanea

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